Il territorio di Castenaso, ha restituito nel tempo numerose e significative testimonianze del manifestarsi della cultura villanoviana, a dimostrazione della rilevanza storica e insediativa di questo comprensorio così vicino alla città di Bologna. Fra queste, il sepolcreto di Marano, il più recente ad essere rinvenuto (2006-2007), è stato riconsegnato alla collettività nel momento in cui la comunità di Castenaso, attraverso la realizzazione del MUV, ha voluto recuperare e valorizzare la propria identità culturale e la propria storia. Grazie a questo ritrovamento è stato possibile esporre "in loco", per la prima volta e in modo permanente, reperti archeologici che rappresentano in modo emblematico tale identità.
Dopo un "saggio di apertura" del MUV, avvenuto nel 2009 con l'esposizione della più importante stele restituita da Marano - la cosiddetta stele "delle spade" - pregevolissima per il suo apparato decorativo, oggi il percorso si completa con la musealizzazione degli altri segnacoli funerari che costituivano l'apparato monumentale della necropoli, sottolineando quel rapporto "tra cielo e terra", fra mondo terreno ed ultraterreno, fra i defunti e i viventi, che proprio tali monumenti stavano emblematicamente a rimarcare.
Gli 8 segnacoli funerari, con forme che vanno dal ciottolo di fiume a pietre sbozzate in arenaria e calcare, fino a stele di forma rettangolare sormontate da un disco di fattezza antropomorfa, con decorazione figurata a bassorilievo, vengono presentati al pubblico in un allestimento che si avvale ampiamente di sistemi di comunicazione multimediali e interattivi per consentire ai visitatori di ripercorrere le modalità di ritrovamento di queste preziose testimonianze e offrire loro una chiave di lettura esaustiva sul tema della morte, della ritualità funeraria, dei suoi significati simbolici, sociali e culturali in seno alla cultura villanoviana.
Il progetto di allestimento fa parte di un percorso progettuale poliennale finalizzato allo sviluppo del MUV, promosso dall'Amministrazione di Castenaso, con la collaborazione tecnico-scientifica dell'IBC, della Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna, della Provincia di Bologna, ed è stato realizzato da B&F Bartolini e Fiamminghi Architetti Associati di Firenze, coadiuvato per gli aspetti museografici da un gruppo di di lavoro costituito da Rita Rimondini, Marina Sindaco, Fiamma Lenzi, Paola Poli, Tiziano Trocchi.
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