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28 Gennaio 2011 PALEONTOLOGIA
di Christine Dell'Amore http://www.nationalgeographic.it
SCOPERTI IN ARABIA STRUMENTI IN PIETRA DI 120.000 ANNI
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Un\'amigdala rinvenuta negli Emirati Arabi Uniti è tra le prove che testimoniano di una emigrazione più recente dal Continente Africano
il sito del ritrovamento
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Un intermezzo climatico più caldo durante l'Era Glaciale avrebbe permesso ai nostri antenati di lasciare l'Africa 20.000 anni prima di quanto si pensava: lo sostiene un gruppo di scienziati in seguito alla scoperta di un insieme di utensili nella Penisola Arabica.

Circa 130.000 anni fa, affermano i ricercatori, si sarebbe verificato un cambiamento climatico che, abbassando il livello del mare e creando fiumi e laghi navigabili nella regione, avrebbe reso più facili gli spostamenti, offrendo ai primi esseri umani moderni - apparsi in Africa circa 200.000 anni fa - un nuovo itinerario attraverso le aree, precedentemente desertiche, a nord per raggiungere il Medio Oriente.

La ricerca si fonda sulla scoperta di alcuni utensili risalenti a 120.000 anni fa in un sito archeologico negli Emirati Arabi Uniti.

La presenza degli strumenti (la cui manifattura, secondo gli esperti, rivela un'origine univocabilmente africana) in tempi così antichi in questa regione suggerisce che i primi Homo sapiens abbiamo lasciato la terra d'origine alla volta della Penisola Arabica direttamente dal Corno d'Africa, in corrispondenza più o meno dell'attuale Somalia. In precedenza, i paleoantropologi pensavano che H. sapiens avesse lasciato l'Africa attraverso la Valle del Nilo o l'Estremo Oriente.

"Fino a oggi abbiamo sempre pensato che fose stato uno sviluppo di tipo culturale la causa scatenante dell'uscita dall'Africa", afferma il coautore dello studio Hans-Peter Uerpmann, un paleobiologo dell'Università di Tubinga in Germania. "Ora invece sappiamo che è stato l'ambiente a creare le condizioni perché ciò avvenisse". La scoperta "apre a nuove ipotesi sulla diffusione umana, e a partire da questo, potrebbe rivoluzionare del tutto ciò che abbiamo creduto finora".

Per mettersi in viaggio, solo un breve intermezzo climatico

Tra il 2003 e il 2010, nel sito di Jebel Faya negli EAU sono stati rinvenuti una serie di utensili, alcuni dei quali - come un'ascia manuale apparentemente a due lati - rinvenuti in precedenza soltanto in siti africani molto antichi.

Per datare i granelli di sabbia racchiusi negli utensili in pietra i ricercatori hanno usato la luminescenza, una tecnica che misura la radiazione naturalmente immagazzinata nella sabbia. I dati sul clima degli antichi laghi e fiumi invece sono stati ricavati dalle stalagmiti nelle grotte, e in base ai diversi livelli raggiunti nel tempo dal Mar Rosso.

Questo periodo più caldo verificatosi attorno a 130.000 anni fa avrebbe causato un aumento delle precipitazioni sulla Penisola Arabica, trasformandola in un paesaggio attraversato dacorsi d'acqua che l'uomo potrebbe aver attraversato su zattere.

Secondo Adrian Parker, paleogeografo della Oxford Brookes University, in questo periodo il livello del Mar Rosso si abbassò, offrendo una "breve finestra temporale" durante la quale H. sapiens avrebbe potuto facilmente compiere la traversata, che all'epoca riguardava una distanza di appena 4 chilometri.

Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Science, si afferma che, una volta raggiunta la Penisola, i sapiens si sarebbero dispersi raggiungendo Jebel Faya circa 125.000 anni fa.