L'idea centrale trasmessa dalla Scienza del XIX secolo a quella moderna fu il principio di conservazione dell'energia: nulla si crea e nulla si distrugge. Nel XX secolo un principio simile è emerso anche per l'informazione: le teorie fisiche predicono che i processi mantengono memoria della loro origine, possono essere cioè tracciati all'indietro.
Un principio di conservazione dell'informazione, se veramente confermato, sarebbe quasi più importante di quello dell'energia. Ma fin dall'inizio apparve chiaro che esisteva un serio ostacolo: i buchi neri. Quando un oggetto cade in uno di questi vortici gravitazionali, previsti dalla teoria di Einstein e oggi scoperti dagli astronomi, all'esterno rimane solo memoria della sua massa rendendo il buco nero più massivo: ogni altra informazione sulle sue caratteristiche viene cancellata per sempre, trasportata dal nostro Universo verso chissà dove.
Un osservatore all'esterno del buco nero non potrebbe dire se l'oggetto inghiottito fosse una tonnellata di pietre, di piume o patate. Il fisico inglese Stephen Hawking e il fisico americano Kip Thorne nel 1970 formularono il principio che i buchi neri sono, contro ogni altra situazione fisica, distruttori di informazione a cui non si può applicare la legge di conservazione dell'informazione. E poiché l'evoluzione delle strutture cosmiche comporta una lenta progressione verso il collasso gravitazionale di tutta la materia entro buchi neri, si concluderebbe che l'Universo perderà completamente memoria di se stesso.
Questa strana situazione prese appunto il nome di "paradosso di Hawking". Alcuni fisici, come l'americano John Preskill, continuarono tuttavia a sostenere che doveva esistere una qualche via, ancora da scoprire e basata sulle teorie quantistiche, per riottenere l'informazione inghiottita dal buco nero. In effetti lo stesso Hawking nel 1976 dimostrò che un buco nero evapora emettendo radiazione, ma ricavò anche che la radiazione emessa non porta altra informazione che quella relativa alla massa totale del buco nero stesso.
Il dibattito continuò acceso per vent'anni senza vincitori o vinti; nel 1997 Hawking e Thorne fecero una scommessa con Preskill sulla disputa: il vincitore avrebbe ricevuto in premio un'enciclopedia, classico esempio di qualcosa da cui si può sempre ottenere informazione. Nella Conferenza di Relatività Generale e Gravitazione, tenutasi nel luglio scorso a Dublino, ecco il colpo di scena. Hawking ha discusso una complessa dimostrazione matematica che proverebbe, contro le sue stesse precedenti convinzioni, che in effetti l'informazione inghiottita da un buco nero non è completamente perduta: se saltassimo in un buco nero, questo potrebbe restituire la nostra massa ed energia all'Universo da cui proveniamo in una forma distorta ma che conterrebbe ancora informazioni sul nostro stato originario, anche se molto difficili da recuperare.
I buchi neri non sarebbero quindi oggetti così strani, non rappresenterebbero un passaggio verso altri Universi: peccato per la fantascienza! Il risultato è fresco e, paradossalmente, lo stesso Preskill, vincitore della scommessa, è tra i più scettici. Certamente la matematica usata da Hawking è non tradizionale in Relatività Generale, ma più legata alla metodologia della meccanica quantistica (tecnica degli integrali di cammino euclidei). Secondo Preskill il lavoro di Hawking potrebbe non riferirsi a un risultato generale, sarebbe opportuno quindi rivedere la dimostrazione seguendo la tecnica lorentziana. Hawking ha comunque dichiarato di essere convinto di aver perso la scommessa e ha offerto a Preskill l'Enciclopedia del Baseball: questi l'ha accettata, in quanto i termini della scommessa richiedevano che i contendenti dichiarassero di aver perso, non che gli altri dovessero essere d'accordo sul risultato. Thorne per ora non ha ancora accettato di aver perso. Staremo a vedere: i buchi neri rimangono oggetti strani, può darsi meno strani di ieri. E forse il principio di conservazione dell'informazione sta acquistando maggior peso.
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