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30 Dicembre 2010 ARCHEOLOGIA
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Il Centro di Geotecnologie di Siena si prepara all'esplorazione dell'antica città di Adulis, in un sito archeologico in Eritrea
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Il Centro di Tecnologie dell'Università di Siena si prepara a mettere in esecuzione il Progetto "Adulis" che ha l'importante obiettivo di riportare alla luce l'antica città di Adulis, in Eritrea. Un'altra importante tappa per il Laboratorio di Geotecnologie per l'Archeologia della città che ha l'obiettivo di svolgere ricerche applicate nell'ambito della gestione, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico. Il Laboratorio, infatti, avvalendosi delle strumentazioni disponibili presso il Centro di GeoTecnologie, svolge attività di ricerca e servizi in collaborazione con enti pubblici, privati e associazioni del settore.

Il laboratorio partecipa alle attività di ricerca e servizio del CGT collaborando con il laboratorio di "Geofisica e Geofisica Applicata", di "Geomatica", "GIS e cartografia digitale", "Web Mapping". Nei recenti progetti di ricerca e nelle tesi sviluppate presso il laboratorio si sono effettuati studi e ricerche scientifiche nei seguenti campi di applicazione:

- valutazione del rischio archeologico preventivo per le grandi infrastrutture;

- survey Archeologico (Aspetto applicativo dell'archeologia dei paesaggi e comprende una serie di interventi volti all'individuazione di testimonianze archeologiche che hanno lasciato sul terreno tracce più o meno consistenti);

- GIS intra-site e inter-site;

- redazione Carte Archeologiche.

Il sito archeologico di Adulis è situato a circa 5 km. dalla costa sud-occidentale del Mar Rosso e 60 Km. a sud della città di Massawa, in prossimità del torrente Haddas. Il progetto è stato fortemente voluto dal governo eritreo, in particolare dal Presidente Isaias Afewerk, e vede coinvolti, oltre il Centro di GeoTecnologie-CGT dell'Università degli Studi di Siena, anche il Museo Civico di Rovereto e il team di ricerca degli archeologi Alfredo e Angelo Castiglioni. La prima fase del progetto avrà inizio nel gennaio 2011 e prevede l'avvio delle attività di scavo archeologico nel sito e di ricognizione di superficie nell'area circostante. Le ricerche condotte nel sito tra XIX e XX secolo, in accordo con le fonti antiche disponibili, hanno fin'ora individuato fasi archeologiche comprese tra il I e VII sec. d.C. Tuttavia, poco si conosce ancora sia delle origini della città, forse da collocare in età proto-axumita, sia del suo declino, forse legato alle incursioni arabe del VII sec. d.C. L'area di Adulis è nota nella letteratura archeologica già dalla fine del XIX secolo. Il sito fu localizzato per la prima volta all' inizio dell'Ottocento da Henry Salt sulle rive del torrente Haddas, tra i villaggi di Afta e Zula. Le prime ricerche su campo furono condotte nel 1867. Seguirono nel 1906 le ricerche di Richard Sundström nell'ambito della Princeton University Expedition. Solo un anno dopo, l'italiano Roberto Paribeni raccolse la maggior parte dei reperti e della documentazione oggi conosciuta. Altre sporadiche ricerche furono condotte sempre da italiani, negli anni '20, ma è solo negli anni '60 che vennero effettuati scavi sistematici dall'archeologo francese Francis Anfray. Infine, dal 2004 al 2006, una missione eritreo-britannica, condotta da David Peacock, ha eseguito indagini di superficie e nel sito e nei dintorni. Ora tocca al CGT mettere un nuovo e importante tassello nella rinascita di Adulis.