I più antichi resti al mondo di navi per la navigazione in alto mare, sono stati trovati in grotte ai margini del deserto egiziano insieme con casse da carico che suggeriscono che gli antichi Egiziani coprissero distanze di circa 1, 000 miglia in mare aperto, per procurare i tesori da un luogo che chiamavano la Terra di Dio, o Punt.
L´antropologa professoressa Cheryl Ward della Florida State University, ha determinato che i massicci listelli di legno trovati nelle grotte, scavate dall´uomo, risalgono a circa 4, 000 anni or sono; e questo li rende i più antichi resti di legno per navigazione mai trovati al mondo. I vermi marini che hanno scavato ed eroso i listelli indicano che le navi affrontarono un lungo viaggio di alcuni mesi, probabilmente alla volta del favoloso centro commerciale nel sud del Mar Rosso di Punt, un luogo di cui si narra nei geroglifici sulle casse per il materiale trovate nelle grotte, ha spiegato la Ward.
"Il sito archeologico ricorda una base militare, e i reperti ritrovati narrano la storia di alcuni degli amministratori meglio organizzati che il mondo abbia mai visto" ha dichiarato. "E´ un sito che è rimasto celato al mondo per 40 secoli".
Ward, un´esperta nell´antica arte di costruzione delle navi, in precedenza parte del famoso progetto del Mar Nero, nel team dell´esploratore Robert Ballard (celebre per aver ritrovato il relitto del Titanic) si è unita agli archeologi Kathryn Bard della Boston University e Rodolfo Fattovich dell´Università di Napoli per gli Studi Orientali, come archeologo capo marino al sito, una sporgenza coperta di sabbia lungo il Mar Rosso chiamato Wadi Gawasis, nel mese di dicembre. Il progetto, che la Ward illustrerà nel dettaglio nel prossimo numero della rivista International Journal of Nautical Archaeology, è stato condotto con il supporto di Zahi Hawass, segretario generale del Supremo Consiglio di Antichità Egiziano.
Gli studiosi sapevano da tempo che gli egiziani viaggiavano fino a Punt, ma era conteso il luogo esatto e se gli egiziani raggiungessero la terra di Punt via terra o via mare. Alcuni avevano sostenuto che gli egiziani non possedessero la tecnologia navale per percorrere lunghe distanze via mare, ma la scoperta a Wadi Gawasis conferma che gli egiziani si cimentassero in viaggi per mare di oltre 2, 000 miglia verso Punt, in quella che è l´attuale Etiopia o Yemen.
Il sito di Wadi Gawasis, situato a circa 13 miglia a sud della moderna città di Port Safaga, era una sorta di antico cantiere navale industriale con sei grotte scavate nella roccia che gli antichi egizi usavano per la lavorazione e la conservazione del legno, e per proteggere i loro equipaggiamenti dalle aride condizioni del deserto, ha spiegato la Ward. Insieme con i tronchi e le casse per il trasporto, gli archeologi hanno individuato grosse ancore di pietra, cocci di giare per la conservazione, e più di 80 rotoli di corda perfettamente preservati nelle grotte che venivano sigillate in vista di una successiva spedizione – che ovviamente non ebbe mai luogo.
Il team ha anche trovato una stele del Faraone Amenemhat III, che regnò tra il 1844-1797 a.C., iscritta con cinque dei suoi nomi reali. L´iscrizione reca ulteriori evidenze che le scoperte al sito si datino al periodo del Medio Regno. Un periodo di disordini sociali ed instabilità politica che probabilmente mise in moto una serie di nuove esplorazioni, ha spiegato Ward.
Mentre era in uso, l´antico cantiere navale era centrale ad ospitava una sofisticata missione governativa per le spedizioni verso Punt, che la Ward non esita a paragonare ai programmi della NASA. Teorizza che le navi fossero originariamente costruite ad un sito lungo il Nilo, quindi smontate e portate attraverso 90 miglia di deserto fino al Mar Rosso, dove venivano riassemblate e varate.
Al ritorno della flotta, diversi mesi dopo, gli equipaggi scaricavano le merci e smantellavano la nave pezzo per pezzo. Gli armatori ispezionavano i vascelli e contrassegnavano i pezzi insoddisfacenti con pittura rossa. Gli altri venivano ripuliti dai parassiti marini, levigati, e riciclati. Circa 3, 700 uomini erano impegnati nelle spedizioni.
"La scala dell´organizzazione è stupefacente" ha dichiarato la Ward. "Dovevano avere uomini in grado di trasportare kit con pezzi di 10 piedi di lunghezza e da 8 a 12 pollici di spessore attraverso il deserto, e di riassemblarli poi in una nave sulla riva di un mare che ancora oggi risulta difficile da navigare. Dovevano avere manodopera, risorse e rifornimenti per equipaggiare le imbarcazioni, cinque navi o più, che avrebbero navigato per mesi sul Mar Rosso; ed, in ultimo, avere una conoscenza delle correnti e dei venti per tornare sani e salvi. Sarebbe una missione ardua oggi, e certo, ottenuta grazie a GPS, telefoni cellulari e computer".
Ward ritornerà al sito di Wadi Gawasis il prossimo anno per continuare a scavare; catalogare i tronchi delle navi e scoprire in che modo si procedeva allo smantellamento delle imbarcazioni, al fine di ricostruirle per quella che era la loro struttura originaria.
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