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7 Giugno 2008 ARCHEOLOGIA
timesonline
TRONCHI NEL MAR ROSSO RIVELANO UNO SCENARIO INEDITO
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I più antichi resti conosciuti di imbarcazione per navigazione in mare aperto, sono stati identificati in alcune grotte, lungo la costa del Mar Rosso in Egitto. Costruite di legno di cedro ed acacia, i resti delle navi recano evidenti segni di erosione da parte di agenti marini - animali e vegetali - ed il sito sembrerebbe essere stato una rimessa per navi danneggiate databile alla metà del secondo millennio a.C.

La scoperta, a Wadi Gawasis presso il moderno porto di Safaga, ha rivelato elementi cruciali sui contatti degli Egiziani con il misterioso regno di Punt. I tronchi usati per le imbarcazioni suggeriscono che parti dei vascelli faraonici per la navigazione in mare aperto, fossero fabbricate nella Valle del Nilo e trasportate via terra per l´assemblaggio lungo la costa.

Le imbarcazioni per navigazione fluviale, per l´uso sul Nilo, erano note da tempo, (ad es.: le imbarcazioni cerimoniali dalla Grande Piramide di Giza, datate attorno al 2, 500 a.C., e quattro altre del regno di Senwosret III da Dashur non lontano dal sud.) Ma simili imbarcazioni per la navigazione in mare aperto, aprono nuovi scenari all´attenzione degli studiosi.

"La presenza di danni estensivi nel legno degli scafi e della carena, da parte di parassiti marini vegetali o animali, offrono inconfondibili evidenze di navigazione in alto mare" ha dichiarato la dottoressa Cheryl Ward dell´Università della Florida.

"I tronchi che risultavano troppo danneggiati per essere riutilizzati in mare, venivano comunque adattati per la produzione di rampe e camminamenti, e molti sono stati significativamente rilavorati".

Alcuni dei tronchi erano segnati con pittura rossa, applicata - ritiene Ward - durante il processo di carenaggio, che dava luogo alla produzione di migliaia di frammenti di tronchi. Una delle grotte ha anche rivelato grandi quantità di corda usate per l´ancoraggio, "lasciate per la spedizione successiva, che non ebbe mai luogo" ha dichiarato.

I rotoli di corda misurano ciascuno almeno 20 metri; non sono stati toccati per 3, 500 anni ed hanno necessità di una conservazione urgente, ha dichiarato la Ward. "La corda, probabilmente ottenuta intrecciando filamenti d´erba, sembra intatta, ma migliaia di piccoli frammenti attorno ad ogni rotolo mostrano il suo decadimento interno.

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L´attività principale all´esterno di queste grotte, era lo smantellamento delle navi; e all´interno vi sono evidenze del legno danneggiato, rimosso dalle fiancate prima del loro riutilizzo.

"E´ probabile che quando le navi tornavano dal viaggio, fossero esaminate dagli armatori che segnavano i tronchi in condizioni non soddisfacenti con la pittura rossa. Gli operai allora avrebbero rimosso le placche dalla carena o dallo scafo della nave, per rinnovarle o sostituirle" ha spiegato la Ward.

La scoperta a Wadi Gawasis ci informa "non solo della raffinata tecnologia degli Egiziani nella costruzione di navi, ma anche della natura amministrativa e burocratica dei contatti del Medio Regno con il mondo oltre il confine dell´Egitto"