Dove e quando sei nato. Quando si devono dare le proprie generalità queste sono le coordinate. E tutti abbiamo una risposta precisa, senza incertezze. La riportiamo in tutti i documenti ufficiali e serve per definire molti nostri diritti e doveri. Celebriamo con gioia il compleanno. Volendo, potremmo anche andare a controllare il registro dell´anagrafe. Questo accade a noi, nel nostro mondo moderno e occidentale. Ma non dappertutto è così. E soprattutto non era così nel passato.
Fu così anche per Gesù.
Noi viviamo ogni anno nella festa del Natale il ricordo della sua nascita nella notte del 25 dicembre, ascoltiamo il racconto dei vangeli, facciamo il presepe, mettiamo i personaggi, pensando di rappresentare una scena storica precisa e circostanziata. Forse ci affidiamo a quei racconti come fossero cronaca. D´altra parte non abbiamo altro per raccontare il dove e quando della sua nascita.
La scienza storica però si trova un po´ in imbarazzo davanti a quelle scene: angeli, una luce, pastori, magi, una stella, un viaggio, Giuseppe il giusto e Maria vergine, Cesare Augusto, Quirinio, Erode, Nazaret, Betlemme. Certo se fosse cronaca sarebbe anche troppo. Ma i vangeli sono interessati al significato di ciò che accadde, più che ai dati anagrafici. E quindi occorre passare al vaglio tutti queste notizie.
Intanto sgombriamo subito il campo da un primo dato legato alla data del 25 dicembre. La collocazione della Nascita di Gesù in quel giorno non è scritta in nessun documento. Essa fu stabilita nel IV secolo quando si cominciò a celebrare solennemente la festa e la scelta si ispirò ad una festa pagana e a una festa ebraica. La festa pagana era quella del Sole Invitto che si celebrava subito dopo il solstizio d´inverno (21 dicembre): Gesù è il vero sole che illumina il mondo. La festa ebraica è quella che cade il 25 di Kasleu, mese invernale che corrisponde quasi al dicembre, e che ricorda la Dedicazione del Tempio da parte di Maccabei dopo che era stato profanato da Antioco nella prima metà del II sec a.C.: i cristiani così trovarono una degna sostituzione alla festa ebraica.
La liturgia quindi non definisce un evento anagrafico, ma celebra il senso di quella nascita. Ma i vangeli offrono riferimenti storici interessanti per determinare la nascita di Gesù.
Sono i vangeli di Matteo e di Luca a interessarsi dell´argomento e ad offrirci notizie. Essi hanno all´inizio due capitoli che raccontano con linguaggio e stile ricercato gli avvenimenti della nascita e infanzia di Gesù. Al dove e quando, tutti e due rispondono nello stesso modo: a Betlemme e al tempo del re Erode.
La prima notizia ci porta nella Giudea vicino a Gerusalemme (Mt 2; Lc 2). Non in Galilea, come ci si aspetterebbe dal momento che Gesù è conosciuto come Galileo di Nazaret. Anche Giovanni attesta questa provenienza nel suo vangelo mettendo sulla bocca della gente questa domanda: «Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di David e da Betlemme, il villaggio di David?» (7, 42). Anche se sempre poi si parla di Gesù come il Nazareno, Betlemme resta un punto fisso per indicare la sua nascita. Anche la tradizione e la archeologia conducono a Betlemme nella Basilica della Natività. Il luogo era venerato già alla fine del I sec.: l´imperatore Adriano infatti intorno al 130 d.C. fece edificare un tempietto a Cupido, il bambino dio dell´amore, proprio là dove si venerava la nascita di Gesù. Resta aperta l´indagine se tutto questo corrisponda ad un dato storico oppure ad un´esigenza scritturistica (l´origine davidica del messia).
La seconda notizia ci porta al tempo del re Erode (Mt 2, 1: Lc 1, 5). Si tratta di Erode il grande, il più famoso monarca della dinastia, che fu re della Palestina per 37 anni a cominciare dal 41 a.C.. Il suo carattere di re sanguinario trova una corrispondenza precisa nella strage dei bambini di Betlemme e nella sua paura di essere soppiantato da un altro re.
Matteo e Luca ci offrono altre notizie storicamente verificabili per precisare il tempo della nascita di Gesù. Matteo offre un riferimento astronomico: l´astro che guidò i magi. L´evento si riferisce a qualcosa che accadde in quel periodo: il passaggio della cometa di Halley nel 12 a.C. (che però non era un segno propizio, tutt´altro, le comete erano un segno nefasto) oppure più probabilmente la congiunzione di due pianeti, Giove e Saturno, nel 7 a.C.. Luca offre, oltre al tempo di Erode, due riferimenti temporali quando colloca l´inizio della predicazione di Giovanni «nell´anno quindicesimo dell´imperio di Tiberio Cesare» (3, 1) e quando dice che «Gesù aveva circa 30 anni quando incominciò il suo ministero» (3, 23). Questo «circa» lascia spazio a incertezze, ma i 30 anni prima ci portano alla fine del regno di Erode (che infatti morì pochi anni dopo a Gerico, nel 4 a.C.).
Anche la notizia del censimento che troviamo in Luca è uno stimolo alla ricerca. Sappiamo però di Quirinio governatore della Siria e di un censimento fatto da lui, ma intorno al 6 d.C. E quindi questa informazione rimane molto incerta.
E così scopriamo che Gesù è nato prima di Cristo! Questo dato è dovuto a un errore di calcolo fatto dal monaco Dionigi nel IV secolo quando si volle calcolare il tempo a partire dalla nascita di Cristo.
I vangeli ci danno inoltre notizie coerenti sulla sua famiglia e sul suo paese. Una famiglia di artigiani composta da Giuseppe e Maria e molti parenti («fratelli e sorelle»). Un paese piccolo della Galilea sconosciuto alle Scritture Sante e anche alla geografia reperibile di quel tempo. Anche se nato a Betlemme, Gesù fu conosciuto come Gesù di Nazaret e i suoi discepoli - almeno all´inizio - come Nazareni. A Nazaret Gesù è cresciuto, imparando il lavoro di Giuseppe e partecipando della vita sociale e religiosa del suo piccolo paese nell´alveo di una famiglia osservante. Non c´è bisogno di immaginare più di quello che i vangeli ci dicono sul tempo della sua infanzia e giovinezza. Anzi proprio il loro silenzio ci fa immaginare una vita comune, senza colpi di scena, nascosta, al ritmo di una piccola comunità di contadini fuori di ogni concentramento urbano. Qui Gesù è cresciuto: è arrivato alla maturità, lavorando, frequentando la sua sinagoga, formandosi alla lettura delle Scritture, partecipando alla vita del villaggio. Nessuno stupore durante quegli anni per la gente di Nazaret. Lo stupore ci fu quando si presentò un sabato a leggere e predicare. Nessuno si aspettava tanto dal «carpentiere, il figlio di Giuseppe». Tutti lo conoscevano come Yehoshua ben Yosef.
Gli «apocrifi»: testi tardivi che hanno nutrito la devozione
Tra i documenti relativi a Gesù, ce ne sono alcuni che non possono essere trascurati. Anche perché c´è una grande parte di filmografia e narrativa moderna che vi ha attinto, non sempre con serietà e senso critico. Si tratta dei cosiddetti «vangeli apocrifi».
A cominciare dal II secolo all´interno della comunità cristiana, soprattutto di matrice giudaica, si sono prodotti racconti interessanti, soprattutto sui fatti relativi alla nascita e infanzia di Gesù. Essi tendono a riempire i vuoti lasciati dai quattro vangeli canonici, e raccontano di Maria e dei suoi genitori, della sua nascita e della sua infanzia, raccontano di Giuseppe e del suo matrimonio, arricchiscono il racconto della nascita di Gesù e della sua infanzia. Il più famoso di questi vangeli è il Protovangelo di Giacomo, così chiamato perché narra avvenimenti che precedono il tempo del classico vangelo (pensiamo a quello di Marco che inizia con la predicazione di Giovanni e di Gesù).
Il più stimato invece è il Vangelo di Tommaso, una raccolta di 114 detti di Gesù: questo scritto riscuote grande interesse e attenzione per la sua solida tradizione. Ci sono poi vangeli che raccontano della morte e della resurrezione.
Queste testimonianza sono sempre state considerate con molta prudenza anche dalla Chiesa, sia perché tardive (sono lontane più di 100 anni dagli avvenimenti raccontati) sia perché rispecchiano una certa teologia sospetta di esagerare le prerogative divine di Gesù a scapito della sua autentica umanità. Dobbiamo però riconoscere che esse hanno nutrito la devozione, la liturgia e la riflessione delle comunità cristiane (pensiamo alla festa e alle immagini della Presentazione di Maria al tempio, di Maria Bambina, del matrimonio con Giuseppe; ricordiamo i nomi e la memoria di Giovacchino e Anna). Restano molti discutibili i dati storici di questi libri, ma non possiamo escluderli in blocco. Il vaglio necessario lascia nella rete qualche perla preziosa.
di Michael A. Cremo, Richard L. Thompson2. Archeologia Misterica
di Luc Bürgin3. Archeologia dell'impossibile
di Volterri Roberto4. Archeologia eretica
di Luc Bürgin5. Il libro degli antichi misteri
di Reinhard Habeck6. Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol
di Roberto Volterri, Alessandro Piana7. Il mistero delle piramidi lombarde
di Vincenzo Di Gregorio8. Le dee viventi
di Marija Gimbutas9. Come ho trovato l'arca di Noè
di Angelo Palego10. Navi e marinai dell'antichità
di Lionel Casson
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