Romanzi come «Il codice da Vinci» o saggi come l´«Inchiesta su Gesù» di Corrado Augias e Mauro Pesce: sono tanti i libri usciti negli ultimi tempi che mettono in discussione la «storicità» dei Vangeli, facendo passare l´idea che dalla ricerca storica potrebbe emergere un Gesù diverso rispetto a quello della tradizione cristiana. Si arriva persino a insinuare il sospetto che la Chiesa abbia voluto, nel corso dei secoli, manipolare o nascondere alcune fonti per offrire ai credenti un´immagine di Gesù non corrispondente alla realtà.
Questa tendenza mette in dubbio l´essenza stessa del cristianesimo: la fede cristiana infatti si fonda sull´incontro personale con Gesù e non può prescindere dalla realtà storica della sua incarnazione, morte e resurrezione. La ricerca storica quindi, condotta in modo serio, non contraddice la fede ma anzi le offre basi più solide. Toscanaoggi propone un itinerario quaresimale in cinque puntate per conoscere il «Gesù della storia», che è anche il «Gesù della fede».
In quest´ultimo tempo, anche in Italia, ha trovato molto interesse la trattazione relativa alla storia di Gesù. La verifica della sua vicenda umana ha attirato molti scrittori e giornalisti.
L´argomento non è nuovo. Da qualche decina d´anni, in particolare in alcune università degli Usa, molti ricercatori, non necessariamente credenti, hanno dedicato tempo e risorse alla raccolta e all´analisi di tutte le notizie possibili per ricostruire i tratti umani e storici della figura di Gesù. L´interesse per l´argomento non può essere assolutamente sottovalutato dai credenti perché il «vangelo» non è una filosofia di vita o una religione secondo forme tradizionali, ma l´annuncio di un avvenimento che ha al centro una persona e la sua storia: proprio Gesù di Nazaret.
La necessità di difendere questo contatto realista fu presente anche all´inizio della storia del cristianesimo. Molto presto infatti si cominciò a mitizzare l´avvenimento e a tentare di togliere i connotati umani e terreni alla vicenda di questo Gesù. Testimonia questa preoccupazione uno scritto di Ignazio di Antiochia, morto nel 110 d.C., che scrive così ai cristiani di Smirne: «voi siete sicuri e certi che nostro Signore realmente discese dalla stirpe di David nella carne... realmente nacque dalla Vergine... realmente sotto Ponzio Pilato ed Erode Tetrarca fu trafitto per noi dai chiodi nella carne ». Questo realismo rispondeva a quel tempo alla necessità di affermare l´evento dell´incarnazione: essa non fu una semplice «apparizione» divina in sembianze umane, ma fu un evento concreto, reale, carnale, storico. Un´esigenza simile si pone oggi per affermare la storicità della figura di Gesù: Gesù è veramente esistito ed è possibile conoscere alcuni dati essenziali della sua vicenda terrena.
Questa ricerca deve tener conto di un fatto che non sempre è evidente soprattutto nella nostra mentalità di credenti: il fatto-Gesù passò assolutamente inosservato alla cronaca e alla storia di quel tempo. Fra gli avvenimenti dell´impero di Roma del primo secolo tutto ciò che riguarda la vicenda di Gesù non ebbe alcuna eco. In quel secolo ci furono tanti che si presentarono come messia, e migliaia furono i crocifissi. Per dirla in termini moderni: nessun notiziario, nessun giornale, nessuna cronaca di quel tempo ebbe interesse alcuno alla cosa. Né alla sua nascita né alla sua vita e al suo ministero né alla sua morte e neppure a ciò che si disse di lui dopo la sua morte. Gesù non fu un «personaggio» nel suo tempo. Anche nel mondo giudaico il suo fu un passaggio simile a quello di tanti altri pseudomessia o maestri. Se qualche eco c´è stato, questo è a causa del movimento che è nato da lui. È come per la storia del popolo di Israele: la rilevanza storica di ciò che accadde al popolo eletto è assolutamente sporadica e marginale. Poco o niente si sa di molta parte della storia d´Israele da documenti o testimonianze al di fuori di ciò che è scritto nella Bibbia. La rilevanza deriva soprattutto dalla fede. E questo è vero per Gesù come per il popolo eletto e la loro storia.
Questa premessa è necessaria per non rimanere delusi della scarsità delle notizie che abbiamo su di lui. Ci sono, certo, i testi del Nuovo Testamento. Abbiamo le lettere di Paolo (anni 50-60 d.C.), ma soprattutto i vangeli (a cominciare dalla fine degli anni 60 d.C. e nei decenni successivi). Ci sono poi gli altri scritti: Atti degli Apostoli e le altre lettere. Ma questi scritti non hanno l´intento di una ricerca e ricostruzione scientifica, nel senso moderno, della vita di Gesù. Si appoggiano - e si vogliono appoggiare - certamente su dati storici, ma il loro scopo è soprattutto apologetico: essi vogliono dare il significato di quella storia, la sua verità in ordine alla salvezza e all´attuazione del piano di Dio annunciato dai profeti. Difatti più che le cronache del tempo, gli autori avevano presenti le pagine del Primo Testamento. Con quelle pagine hanno cercato di illuminare la storia umana di Gesù.
Tutto questo però non deve squalificare quelle fonti per conoscere il Gesù della storia. Infatti anche questi autori sapevano quanto era importante la verità storica di ciò che essi raccontavano. Sapevano bene che non era affatto secondario dare ragione dei dati storici relativi alla persona di Gesù, per non farne un mito di pochi invasati o una leggenda popolare senza fondamento. Si tratta in effetti dell´evento dell´incarnazione. L´affermazione è centrale e basilare: si racconta di un Dio fatto veramente uomo, della «Parola fatta carne». E l´affermazione «fatta carne» è realista e costitutiva dell´avvenimento: non è un particolare secondario.
Per questo i testi del Nuovo Testamento sono i primi a dover essere accolti ed esaminati, e anche verificati alla luce delle conoscenze storiche parallele.
Ma non sono solo i testi del Nuovo Testamento a parlare di Gesù. Ci sono anche altri documenti, al di fuori degli scritti cristiani, che rammentano Gesù, certamente non con quell´abbondanza e quella convinzione. È logico: si tratta di scrittori non cristiani, ebrei o pagani, e quindi non interessati più di tanto a quella storia. La sollecitazione a parlarne viene soprattutto dallo sviluppo del movimento che nacque dalla predicazione e dalla vita di Gesù. I cristiani molto presto affiorarono in tutte le città dell´impero: a Roma per esempio possiamo affermare la nascita di gruppi cristiani già poco dopo il 40 d.C., ma a Gerusalemme e in Palestina essi avevano già fatto parlare di sé all´interno della comunità giudaica.
Nei testi pagani e giudaici le tracce di «un uomo saggio che forse è il messia»
La diffusione del cristianesimo nel I secolo ha fatto girare nel mondo di quel tempo dominato dai romani il nome di Gesù. Pochi decenni dopo la sua morte si erano costituite intorno alla fede in Gesù piccole comunità di gente, soprattutto di origine giudaica, ma anche un buon numero di pagani. A Gerusalemme prima di tutto, ma anche a Antiochia di Siria e a Roma, a Corinto e a Efeso, in Galazia e in Dalmazia, a Damasco ma anche a Fiesole (come sostiene la tradizione risalente a S. Romolo). La presenza di cristiani portava interesse sulla persona di Gesù. E ci furono scrittori sia giudei che latini che se ne occuparono, seppur en passant.
Fra i testi giudaici uno soprattutto è da ricordare e riferire a proposito di Gesù: è di Giuseppe Flavio. Vissuto nel primo secolo poco dopo la morte di Gesù, Giuseppe era un ebreo di famiglia sacerdotale. Preso prigioniero dai romani, fu collocato al servizio del generale Vespasiano: ottenne la sua stima e simpatia fino ad essere accolto nella sua famiglia. Per questo pose accanto al suo nome ebreo Giuseppe il cognome Flavio. Scrisse molto, soprattutto di storia. E nella sua monumentale storia sui giudei Antichità giudaiche egli parla di Gesù. È un documento messo molte volte al vaglio della critica, forse manipolato da copisti cristiani. Ma anche nella sua versione più essenziale dà alcune notizie importanti. È chiamato Testimonium flavianum e nella versione più critica recita così: «in questo tempo ci fu un uomo saggio che era chiamato Gesù. La sua condotta era buona ed era noto per essere virtuoso. E molti fra i giudei e fra le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quelli che erano diventati suoi discepoli non abbandonarono il suo discepolato. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo; forse, perciò, era il Messia, del quali i profeti hanno raccontato meraviglie ».
Un´altra testimonianza giudaica interessante, ma meno conosciuta, si trova nel Talmud. Con il suo tipico linguaggio dichiara: «Viene tramandato: Alla vigilia della Pasqua si appese Jeshu il nazareno. Un banditore per quaranta giorni andò gridando nei suoi confronti: Egli esce per essere lapidato, perché ha praticato la magia e ha sobillato e deviato Israele. Chiunque conosce qualcosa a sua discolpa, venga e l´arrechi per lui. Ma non trovarono per lui alcuna discolpa, e lo appesero alla vigilia della Pasqua». Le due fonti sono da prendere in considerazione se non altro per quanto riguarda l´esistenza storica di Gesù e alcuni dati relativi alla sua attività e alla sua morte.
Ma anche al di fuori dell´ambiente giudeocristiano si parla di Gesù, anche se solo in modo molto telegrafico. Sono alcuni scrittori pagani, storici romani dell´inizio del II secolo, a riferire alcuni fatti legati alla figura di Gesù. Si tratta di Tacito, Svetonio e Plinio. Tacito scrive dei fatti del tempo di Nerone, dell´incendio di Roma e dell´accusa contro i Cristiani: «Nerone, per mettere a tacere ogni diceria, dichiarò colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati coloro che il volgo chiamava cristiani....Essi prendevano nome da Cristo che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto l´imperatore Tiberio». Anche lo storico Svetonio, raccontando dell´espulsione dei giudei da Roma al tempo di Claudio, dice che essa avvenne a causa di Cristo. Infine Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, riferisce in una lettera all´imperatore Traiano della sua indagine e del suo atteggiamento a proposito dei cristiani: alcuni li fece uccidere altri li mandò a Roma. «Essi - dice - avevano l´abitudine di riunirsi in un giorno stabilito, prima dell´alba, e di cantare alternativamente un inno a Cristo come a un dio ». E riferisce ancora del considerevole numero di coloro che aderiscono a questa «superstizione».
Questi tre scrittori scrivono tutti intorno al 110 d.C.. Le loro testimonianze sono serie e affidabili, fuori di ogni dubbio, e ci attestano la diffusione del cristianesimo nelle città dell´impero romano. Davanti a questi testi pagani possiamo dire che il cristianesimo fece più notizia di Cristo. Passò senza far rumore, fuori delle cronache, senza echi straordinari la vicenda terrena e umana di Gesù. Ma non passò sotto silenzio la crescita e lo sviluppo del popolo che credette in lui: i «cristiani», come furono chiamati ad Antiochia una decina d´anni dopo la sua morte.
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