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1 Marzo 2005 ARCHEOLOGIA
Bible Archaeology
PRATICHE SEPOLCRALI GIUDEE, COSTUMI FUNERARI, E TEOLOGIA RABBINICA IN GIOVANNI,11
tempo di lettura previsto 6 min. circa

Con l´approssimarsi della Santa Pasqua, i Cristiani contemplano i due più grandi eventi nella storia umana: la morte del Signore Gesù, per la remissione dei nostri peccati, e la sua vittoriosa risurrezione dal sepolcro.

La Risurrezione del Signore Gesù è lo spartiacque della storia del mondo. Costituisce prova della sua divinità (Atti 2:32.26; Romani 1:4). E´ la prova che la remissione dei nostri peccati è stata completata e accettata da Dio (Romani, 4:25; 10:9; Giovanni 11:25). Ed infine, è la prova che la Parola di Dio è vera.

La Risurrezione si trova alla base del messaggio cristiano (Romani 1:4; 3:24, 25; 5:9, 10), è il compimento delle profezie bibliche (Salmi 16:10, Atti 2:22-32; 13:35-39), e del Vangelo (I Corinti 15: 1-4).

Un esame attento delle scritture rivela che tutta la Trinità fu coinvolta nella Risurrezione del Signore Gesù: il padre (Salmi 16:10; Atti 2:24, 27, 30, 31; 13:30; Romani 6:4; Efesini 1:19, 20), il Figlio (Giovanni 2:19-22; 10:17, 18), e lo Spirito Santo (Romani 1:4; 8:11; I Pietro. 3:18).

Giovanni il Battista invia due dei suoi discepoli a chiedere a Gesù se Egli sia davvero il Messia che aspettavano (Matteo, 11:2.3) Il Signore Gesù risponde dicendo: «Andate e annunziate a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e ai poveri viene annunziata la buona novella. Beato è colui che non si scandalizza di Me!».

A questo punto del ministero pubblico di Gesù, vi sono due diversi racconti su individui riportati in vita dalla morte. La prima è la figlia di Giairo (Matteo 9:23-26 // Marco 5:35-43 // Luca 8:49-56) ed il secondo è il figlio della vedova di Nain (Luca 7:11-16). Entrambe i miracoli hanno luogo in Galilea: il primo a Cafarnao, ed il secondo a Nain. Quante resurrezioni non registrate si siano verificate effettivamente, non è dato sapere. Quando Gesù invia i Suoi dodici discepoli alle "pecore disperse della casa di Israele", diede loro il potere di resuscitare dai morti (Matteo 10:8).

Nella prima metà del suo Vangelo, l´Apostolo Giovanni riporta sette miracoli, o segni, per dimostrare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e che credendo in Lui, si ottiene la vita eterna (Giovanni, 20:30, 31). Il miracolo culminante è la risurrezione del Suo amico Lazzaro dai morti (Giovanni 11).

Quando Giovanni scrive il Vangelo che reca il suo nome, su ispirazione dello Spirito Santo, la sua mente risale a più di 60 anni prima, agli eventi monumentali cui aveva personalmente assistito. Egli documenta cinque pratiche sepolcrali giudee, costumi funerarie, e tratti di teologia rabbinica. Una persona giudea che avesse letto il vangelo avrebbe potuto cogliere l´immediato significato di queste pratiche.

Il Signore Gesù non corre deliberatamente in aiuto del suo amico morente, poiché vuole mostrare ai suoi discepoli e al mondo che Egli è Dio della Vita e ha potere sulla morte. Arriva a Betania, a ridosso del Monte degli Ulivi, nel quarto giorno dopo la morte di Lazzaro. E, nell´arrivare al villaggio, Marta, la sorella del defunto, esce per incontrare Gesù. Sua sorella Maria, recita il testo, "era seduta in casa" (11:20)

Quando un giudeo moriva, il corpo veniva preparato per il seppellimento e posto nel sepolcro poco tempo dopo la morte. Era costume seppellire entro 24 ore. In seguito, la famiglia sarebbe rimasta seduta in casa a piangere il defunto, e ricevere le condoglianze degli amici e dei vicini per una settimana; tale pratica era detta shiva. Maria e Marta stavano seguendo la pratica in uso.

Il secondo uso ritratto in questo passaggio è la visita della tomba. Marta ritornò al villaggio e disse a sua sorella che Gesù voleva vederla. Maria si alzò in fretta e andò a Lui. Quando gli amici, che erano con lei nella casa e la consolavano, videro che si alzava in fretta e usciva, la seguirono, credendo andasse alla tomba per piangervi. (11:31). Tractate Semahot ("Pratiche funebri") recita: "Uno si può recare al cimitero per tre giorni per cercare nel morto un segno di vita. Perché era accaduto che un uomo, controllato dopo tre giorni, visse ancora per trentacinque anni; ed un altro visse fino ad avere cinque figli, e morì solo dopo."

La tomba di Lazzaro si trovava fuori dalla città di Betania. Gesù la raggiunge e comanda alla gente accorsa di rimuovere la pietra (11:39). Giovanni ricorda questo evento e descrive la tomba come una grotta con una pietra posta davanti alla sua apertura (11:38). Era questa una tipica pratica funeraria giudea, intagliare le tombe direttamente nel letto di roccia. Di fatto, gli archeologi hanno trovato centinaia di tomba giudee incise nelle rocce delle alture attorno a Gerusalemme, molte delle quali sul Monte degli Ulivi. Quando i Francescani scavarono Betania, negli anni ´50, trovarono diversi seppellimenti giudei incisi nella roccia, fuori dal villaggio. Vi era poi la pratica di porre una pietra, tonda o squadrata, davanti all´ingresso della tomba. Questa pietra era chiamata golal.

La teologia rabbinica aiuta ad illustrare il quarto punto. Quando Gesù comanda alla gente di rimuovere la pietra, Marta protesta. «Signore, già puzza...» sottolineando che suo fratello era già morto da quattro giorni e che il suo corpo stava iniziando a marcire (11:39). Secondo la teologia rabbinica, il corpo iniziava a decomporsi dopo il terzo giorno in ordine ad espiare, o ad essere punito, per i peccati del morto. Gesù intende dimostrare quel che Egli ha detto a Gerusalemme, due anni prima di questa occasione. "In verità, in verità vi dico: viene un'ora, ed è adesso, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno ascoltata vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di fare il giudizio, perché è Figlio dell'uomo. Non stupitevi di ciò: viene un'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri ascolteranno la sua voce e coloro che hanno fatto il bene ne usciranno per la risurrezione della vita, coloro che hanno praticato il male per la risurrezione del giudizio. (Giovanni, 5:25-29).

Dopo che la pietra fu rimossa, Gesù chiamò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!» (11:43). Un grande studioso del Vangelo del XIX secolo, D.L. Moody, disse: "Gesù dovette chiamare Lazzaro per nome, perché, se non lo avesse fatto, tutti i morti sarebbero usciti dalle tombe!"

Il versetto 44 descrive la pratica sepolcrale finale. Lazzaro era legato piedi e mani con bende e la sua faccia era avvolta con un sudario. La pratica funebre giudea, era di lavare il corpo, cospargerlo di profumi, quindi legare mani e piedi, come anche la mandibola, in ordine a prevenire che le estremità si potessero muovere con il subentrare del rigor mortis.

La risurrezione di Lazzaro è una potente testimonianza della divinità del Signore Gesù, e della Sua abilità a dare la vita eterna ad ognuno e a tutti coloro che pongono in Lui la propria fede. Infatti, Giovanni ricorda "Molti dei Giudei, che erano andati da Maria e avevano visto ciò che aveva fatto, credettero in lui." (11:45), così dando compimento al proposito del suo Vangelo:

"Gesù in presenza dei discepoli fece ancora molti altri segni, che non sono scritti in questo libro. Questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, credendo, abbiate la vita nel suo nome." (Giovanni, 20:31, 31)