Rev. Dr.J.H. Charlesworth
All´inizio dell´estate del 1968, un gruppo di archeologi, sotto la direzione di V.Tzaferis, scoprì quattro tombe incise nella roccia a Giv´at ha-Mivtar (Ras el-Marasef) immediatamente a nord di Gerusalemme presso il Monte Scopus, ad ovest della strada per Napluso. La data delle tombe, rivelata dalle ceramiche al sito, spaziava dal II secolo a.C. al 70 d.C.
Queste tombe di famiglia dotate di camere laterali, incise nella soffice roccia calcarea, appartengono al cimitero ebraico del tempo di Gesù che si estende da Monte Scopus ad est alle tombe del Sanhedriya a nord-ovest.
All´interno delle grotte sono stati trovati quindici ossari di calcare che contenevano le ossa di trentacinque individui. Gli scheletri hanno rivelato ad un esame specialistico, una realtà sorprendente sulle sofferenze e le agonie che i giudei dovettero sopportare nel secolo in cui Gesù visse. Nove dei trentacinque individui erano andati incontro ad una morte violenta. Tre bambini, di età comprese tra gli otto mesi e gli otto anni, erano morti di stenti. Un bambino di quasi quattro era morto dopo lunghe sofferenze, per la ferita di una freccia che penetrò alla sinistra del suo cranio, nell´osso occipitale. Un giovane di circa diciassette anni era stato arso vivo, su una sorta di graticola, come inferito dalle linee alternate bianche e grigie sulla sua fibula sinistra. Anche una donna leggermente più anziana morì bruciata. Una donna di circa 60 anni perì probabilmente sotto il colpo fatale di un´arma simile ad una mazza; l´atlante, alcune vertebre e l´osso occipitale erano in frantumi. Una donna di non più di trent´anni morì nel parto, e ancora aveva il feto in grembo. Ed infine, il più importante ai nostri fini, un uomo tra i trentaquattro ed i trentotto anni, fu crocifisso.
Il nome dell´uomo fu inciso sul suo ossario in lettere di due centimetri di altezza: Jehohanan. Fu crocifisso probabilmente tra il 7 d.C., il tempo della rivolta del censo, ed il 66 all´inizio della guerra contro Roma... secondo il Dr N.Haas del Dipartimento di Anatomia dell´Università Ebraica – Scuola Medica di Hadassah, le spoglie di Jehohanan testimoniano almeno tre episodi traumatici.
La fessura del palato sul lato destro e l´associata asimmetria del suo volto furono probabilmente il risultato della cattiva alimentazione di sua madre nelle prime settimane di gravidanza.
La sproporzione nelle dimensioni del cranio (pladiocefalia) fu causata dalle difficoltà durante la nascita.
Tutti i segni di violenza sullo scheletro sono invece conseguenza diretta o indiretta della crocifissione.
Una descrizione della morte di Jehohanan potrebbe aiutarci a comprendere la sofferenza di Gesù, dal momento che entrambe furono crocifissi dai romani nello stesso secolo, e non lontano dalle mura di Gerusalemme.
Il terzo inferiore del suo osso radiale destro contiene un solco che fu probabilmente causato dalla frizione tra un chiodo e l´osso. Di qui, le sue braccia furono inchiodate al patibolo mediante l´avambraccio, e non mediante i polsi, che sono "stati trovati intatti". E´ logico inferire, pertanto, che contrariamente al ritratto convenzionale in pitture e biografie "anche Gesù ebbe le braccia trafitte dai chiodi e non le mani. Potremmo pertanto tradurre i due passaggi nei Vangeli che si riferiscono al Gesù crocifisso :
Luca 24, 37: "Guardate le mie mani e toccate i miei piedi; sono proprio io!"
Giovanni, 20, 20: "Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore"
intendendo braccia in luogo di mani, come si trova anche in Esiodo, Rufus Medicus ed altri. Similmente, potremmo leggere il passaggio di Giovanni 20, 27, in cui Gesù disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito, e guarda le mie mani..." come "Metti qua il tuo dito, e guarda le mie braccia..."
Le gambe erano state premute insieme, legate e torte affinché i polpacci fossero paralleli al patibolo. I piedi erano stati assicurati alla croce tramite un chiodo di ferro spinto attraverso entrambe i talloni (tuber calanei). Il chiodo di ferro conteneva, oltre la sua testa rotonda, i seguenti sedimenti: frammenti di legno (Pistacia o Acacia), una crosta vischiosa, una porzione dell´osso del tallone destro, un piccolo pezzo dell´osso del calcagno destro, un frammento di legno di olivo.
Sembra che Jehohanan fosse stato inchiodato alla croce di legno di olivo con il piede destro sul sinistro. Il Dr.Haas è senza dubbio corretto quando conclude che i chiodi di ferro furono piegati approssimativamente per due centimetri, perché fu necessaria l´amputazione dei piedi per rimuovere il corpo dalla croce.
Mentre Jehohanan si trovava sulla croce, presumibilmente dopo un intervallo di tempo mediamente lungo, gli furono spezzate le gambe. Il colpo di grazia, inferto con un´arma particolarmente pesante, frantumò l´osso dello stinco destro, e fratturò il sinistro, che era contiguo alla croce (simplex), secondo una semplice linea obliqua.
Le scoperte citate gettano luce sul modo in cui morì Gesù, ma una questione frequentemente dibattuta non ha ancora trovato adeguata risposta.
Come può essere che Gesù sia morto così presto?
L´arte cristiana ha da sempre ritratto Gesù appeso alla croce con le estremità pienamente distese. Il busto di Jehohanan fu costretto in una posizione innaturale, con i polpacci e le cosce piegate ed innaturalmente torte. Dal momento che il chiodo piegato non assicurava le gambe alla croce, una placca (sedecula) fu probabilmente assicurata al simplex, offrendo un supporto sufficiente per le natiche e per il prolungamento della tortura. Se Gesù fosse stato crocifisso in modo simile, e non possiamo esserne certi, seppure sia probabile, i suoi muscoli contorti avrebbero probabilmente provocato contrazioni spasmodiche, e crampi rigidi avrebbero interessato il diaframma ed i polmoni, rendendo proibitiva l´inspirazione e l´espirazione.
Gesù potrebbe essere morto in sei ore.
I due crocifissi con Gesù, ad ogni modo, non morirono altrettanto rapidamente: perché non erano stati torturati in precedenza - mentre Gesù era stato atrocemente flagellato – oppure perché erano stati crocifissi in modo differente? Forse è più logico assumere che, essendo stato Gesù al centro dell´interesse per tutta la settimana precedente la sua morte, possa avere ricevuto maggiori attenzioni da parte dei suoi esecutori, anche nell´atto ultimo della crocifissione.
E ciò sarebbe ancora più comprensibile se consideriamo che i due erano stati crocifissi per essere stati giudicati ladri o criminali (Matteo 27, 38 "Insieme a lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra"; Luca 23, 33 "Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e due malfattori, uno a destra e uno a sinistra"), ma Gesù era stato condannato per insurrezione contro Roma.
Queste speculazioni non sono selvagge, ma si estendono comunque oltre i dati disponibili: possiamo solo domandarci perché Jehohanan fu crocifisso, perché le sue gambe furono spezzate, e se vi fu una crocifissione particolarmente cruenta per chi veniva condannato per insurrezione. Nel cercare queste risposte, dobbiamo ricordare le circostanze particolari delle ultime ore di Gesù: la tortura non sarebbe potuta durare per più di sette ore, perché non potevano essere violate le leggi del Sabato, che si avvicinava, specialmente nei pressi della conservatrice Gerusalemme.
In conclusione, abbiamo ora evidenze empiriche di una crocifissione. La morte sulla croce poteva essere prolungata o relativamente rapida. La crocifissione per come descritta da Giuseppe non è più l´unico paradigma per la crocifissione di Gesù; ora abbiamo i dati archeologici come riferimento.
La crocifissione di Gesù, che non possedeva il fisico o la resistenza da gladiatore, non cominciò ma culminò quando fu inchiodato alla croce. Dopo la brutale, e lunghissima flagellazione da parte dei soldati romani, che ebbero modo di manifestare il loro odio per i giudei ed il loro disgusto per la vita in Palestina, Gesù era già praticamente morto. Questo è un dato che possiamo ritenere assodato, seppure non espressamente riportato dai Sinottici: quando Gesù iniziò a percorrere la Via dolorosa, dal palazzo di Erode al Golgota, era troppo debole per portare la croce; e Simone di Cirene la portò per lui.
La metafora non deve essere confusa con la realtà, né la fede con la storia. Non è una professione di fede affermare che Gesù morì sul Golgota quel Venerdì pomeriggio; è una certezza ottenuta dei più alti canoni di ricerca storico-scientifica.
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