S
i chiama Kamil, potrebbe risalire a 5000 anni fa ed è stato scoperto durante una spedizione "virtuale" di un italiano. E' il cratere meteoritico che si trova nella parte sud occidentale del territorio desertico egiziano (nella foto dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Le dimensioni rilevate sono pari a circa 45 m di diametro e 16 m di profondità ed è riempito di sabbia, trasportata dal vento, per circa 6 metri di spessore. L'unicità di Kamil sta nel fatto che esempi di questo tipo straordinario di conservazione erano stati osservati fino adesso solo su pianeti senza atmosfera o coperti di ghiaccio del sistema solare.
Il cratere è stato identificato per la prima volta nel 2008 da Vincenzo De Michele, ex curatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, durante un volo sull'area effettuato con Google Earth. Nel febbraio 2009 una prima spedizione condotta da Mario Di Martino, dell'Istituto nazionale di astrofisica, ha confermato la presenza del cratere perfettamente conservato. E un anno dopo, nell'ambito degli accordi di collaborazione Eisy 2009 (Egyptian-Italian Year of Science and Technology), una spedizione ufficiale congiunta italo-egiziana è partita allo scopo di studiare le caratteristiche uniche di quest'oggetto.
Un caso unico - La conservazione delle strutture primarie di impatto, associate alla presenza degli abbondanti resti di un meteorite metallico e di tipiche strutture metamorfiche nelle rocce incassanti, che sono delle arenarie del Cretaceo, contribuisce a fornire un'immagine unica sui crateri da impatto causati da meteoriti a piccola scala.
I meteoriti sono molto rari sulla superficie terrestre perché vengono erosi rapidamente e i pochi identificati non hanno conservato le loro strutture primarie. Inoltre, al contrario di quanto fino adesso supposto dai modelli geofisici, questo meteorite dimostra che masse meteoritiche metalliche superiori alle decine di tonnellate possono penetrare l'atmosfera terrestre senza che avvenga una frammentazione significativa. Studi statistici prevedono che la frequenza di impatto sulla superficie terrestre di oggetti simili a questo avvenga su una scala di tempo decennale-secolare.
I numeri - In base alle analisi effettuate, il meteorite è stato classificato come una Ataxite ricca in Nichel, con dimensioni pari a circa 1.3 metri di diametro e di massa presunta paria a 5-10 tonnellate (massa originaria all'impatto con l'atmosfera circa 20-40 tonnellate). La velocità di impatto calcolata è risultata pari a circa 3.5 km/s (velocità iniziale di entrata 18 km/s) con angolo di entrata di 45°.
L'energia sismica rilasciata all'impatto col suolo - spiega il geologo Stefano Urbini - dovrebbe essere pari ad una magnitudo 1.3 della scala Richter mentre l'onda d'urto in aria potrebbe rompere i vetri delle finestre e fare collassare il 90% degli alberi nelle circostanze. L'aspetto peggiore è legato alla frammentazione da impatto del meteorite che si comporta come una gigantesca granata militare, generando una pioggia di proiettili incandescenti e taglienti capaci di arrivare anche ad un km di distanza.
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