Shaye I.D. Cohen - Professore di studi giudaici e di Studi religiosi – Brown University
GESÙ COME UOMO SANTO
Cosa significava essere un uomo santo nella Palestina del I secolo?
Vi è una complessa varietà di tradizioni storiche attorno a Gesù. Egli appare, nei nostri documenti, principalmente nei Vangeli, in molti modi differenti, e sembra facesse molti tipi di cose diverse (...) anche se ritengo che la più importante e meritevole di attenzione sia la sua considerazione come uomo santo. Ovvero, una persona che considerata dai suoi seguaci, dai suoi discepoli, dai testimoni oculari, in qualche modo circonfuso dalla presenza divina... Gesù è in grado di compiere atti impossibili per chiunque altro. Vede cose che nessun altro vede. Sente cose che nessun altro sente. E´ umano, certo, ma in qualche modo posseduto da un dio, o da Dio, o da uno spirito divino o un angelo, o qualsiasi altra cosa che riesce ad elevarlo sopra l´ordinario, e metterlo in condizione di fare cose che noi, semplicemente, non potremmo mai fare. Si tratta di un tipo sociale riconosciuto, sia nella storia del Giudaismo, che in tutte le religioni del mondo; e tutte le società e le culture del mondo hanno nomi differenti per tali persone. Perfino nella Bibbia Ebraica possiamo riconoscere questo tipo nella figura di Elia del Libro dei Re: un individuo in grado di compiere miracoli. Nel caso di Gesù, le guarigioni gli valsero molta parte della sua fama. Le persone viaggiavano per miglia, secondo il racconto Evangelico, pur di raggiungerlo; venivano condotti a lui malati e infermi, per essere guariti, come se un solo suo tocco o anche un suo solo sguardo potesse produrre un effetto sanante.
Se si crede in lui, naturalmente, era un uomo posseduto da Dio. Se non si crede in lui, si può pensare viceversa fosse un ciarlatano, un falso, un ingannatore, un mago o solo un prestigiatore. E quindi ogni singolo atto da lui compiuto viene ad assumere un'altra luce, a seconda della prospettiva da cui lo si guarda. Questo credo sia il cuore di quel che Gesù rappresenta.
Harold W.Attridge:
Professore di Nuovo Testamento – Yale Divinity School
PREDICATORE CINICO O APOCALITTICO?
Gesù era un predicatore creativo e coinvolgente, questo lo sappiamo per certo. Gli studiosi contemporanei hanno tentato di trovare analogie tra le sue predicazioni e le immagini che egli usa, le parabole, le profezie che li vengono attribuite... tra gli elementi materiali del suo tempo ed elementi del nostro tempo. Negli anni recenti, è divenuto piuttosto comune tra certi studiosi pensare a Gesù come ad un cinico. Per cinico intendo qualcuno che era membro di una sorta di movimento di controcultura; gli hippy del mondo ellenistico erano i cinici. Erano molto critici sulla religione convenzionale, filosofia convenzionale, comportamento convenzionale. E predicavano nel mondo ellenistico, generalmente, un ritorno alla natura, ad un modo di vita più semplice. Vi sono alcune cose nella predicazione di Gesù che hanno un tenore analogo. "Guardate i gigli del campo" per esempio, è qualcosa che ricorda molto da vicino le predicazioni dei cinici.
Ad ogni modo, c´è qualcosa che credo differenzi Gesù dalla maggior parte dei cinici che sembrano essere per lo più degli individualisti. Gesù sembra avere una preoccupazione per il regno di Dio come per qualcosa che coinvolga l´umanità nel suo complesso... E prendo seriamente la teoria che radunò le persone dietro a sé, come seguaci, e probabilmente usò dei simboli che erano in qualche modo correlati alla tradizione del popolo d´Israele. Chiese a gran voce un cambiamento da parte del popolo d´Israele, e questa sembra essere una cosa piuttosto poco cinica. Così, questi elementi nel suo insegnamento e la sua proclamazione di avere a che fare con il regno di Dio, lo portano più vicino a quel che potrebbe essere descritto come un predicatore apocalittico ovvero qualcuno che era preoccupato per l´intervento di Dio nella storia umana per ricondurre Israele sulla retta via.
Ma Gesù, era senza dubbio, una personalità molto complessa, e considerarlo una cosa o l´altra, credo sia un errore e non renda giustizia alla complessità delle evidenze disponibili.
Se prendiamo il Vangelo di Marco, Capitolo 13, troviamo una serie di predizioni circa la fine del mondo.
"Il sole si oscurerà
e la luna non darà più il suo splendore
e gli astri si metteranno a cadere dal cielo..."
Ed in Luca, capitolo 21 si legge: "Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze." E quindi, alla fine di questo periodo, si vedrà una figura divina - "il Figlio dell´Uomo venire su una nube con potenza e gloria grande" - che entrerà nella storia dell´umanità per inaugurare il regno di Dio.
Questa serie completa di predicazioni è un esempio di profezia apocalittica. Una profezia dell´intervento di Dio nella storia umana, alla fine dei tempi, per dare realizzazione a tutte le cose che Dio ha promesso al suo popolo. Ciò è più o meno quello che intendiamo per escatologia apocalittica. Se prendiamo seriamente l´attribuzione di queste profezie a Gesù, dobbiamo di necessità classificarlo come un profeta escatologico.
Vi è, naturalmente, una ragione di credere che alcune di queste dichiarazioni profetiche attribuite a Gesù siano probabilmente frutto della prima chiesa, attribuite a Lui per aiutare i seguaci a comprendere le loro relazioni con la loro stessa storia e alle catastrofi cui stavano assistendo nel corso del I secolo.
Se osserviamo altri elementi dell´insegnamento di Gesù, sembra esservi un atteggiamento critico verso alcuni di questi elementi profetici. E se guardiamo al mondo in cui egli usa simboli connessi con queste speranze di un intervento escatologico, ci sembra che Gesù le usi in modi particolari. Modi che suggeriscono che potrebbe essere stato critico verso alcune di queste speranze escatologiche.
Così, è mia convinzione che Gesù probabilmente crebbe in un ambiente in cui alcune persone coltivavano queste speranze di un intervento divino nella storia umana, che egli possa averle condivise ad un certo punto della sua vita, se di fatto era un discepolo di Giovanni il Battezzatore, e fu battezzato da lui. E se Giovanni il Battezzatore fu il predicatore apocalittico che ci tramanda la storia, è assolutamente ragionevole presumere che Gesù avesse qualche collegamento con queste speranze escatologiche. Ma la chiave in cui egli le rivelò ed il mondo in cui egli definì l´avvento del Regno di Dio, ci lasciano intendere che non condivise in modo totale la visione escatologica, per come viene riportata dai suoi seguaci in capitoli come Marco 13.
Paula Fredriksen
Professore di Esegesi delle Scritture, Boston University
GUARITORE, EDUCATORE, PREDICATORE
Uno degli aspetti più frustranti ed interessanti delle storie su Gesù nei Vangeli, è che essi parlano di lui in modi tanto differenti. Vi sono elementi della carriera pubblica di Gesù, se si vuole vederla in questo modo, dove viene descritto come un guaritore... In Marco, appare inizialmente come un esorcista, qualcuno che scaccia i demoni e risana i malati. E´ dipinto come un educatore religioso nel Vangelo di Matteo. Le Beatitudini, il Discorso dalla Montagna, sono parte integrante di questo insegnamento. Egli è descritto impegnato in continue dispute sul modo corretto in cui si deve vivere.
E´ ritratto anche come qualcuno che parla dell´avvento del Regno di Dio. Se i Vangeli fossero l´unica cosa di cui disponessimo circa lo sviluppo della Cristianità come religione, potremmo pensare che l´attribuzione a Gesù di speranze apocalittiche provenissero da un livello successivo alla sua vita, o forse che si trattasse di una scelta editoriale degli evangelisti, che, dopo tutto, scrivevano in un momento non ben precisato tra il 70 ed il 100. E Gesù morì attorno all´anno 30. Di fatto vi era un salto da colmare. In altre parole, potremmo considerare questi elementi apocalittici e vederli come una sorta di tema letterario, che non ci dice niente però riguardo a Gesù.
Credo, però, che sia importante considerare anche le Lettere di Paolo, scritte circa 15 anni prima il primo Vangelo, da una persona che non conobbe Gesù, ma che si trovava al centro di un movimento che andava definendosi attorno al nome e alla memoria di Gesù. E... Paolo stesso parla dell´avvento del Regno di Dio, e dice che il figlio di Dio, nominativamente Gesù, sarebbe tornato... ed il Regno si sarebbe compiuto. Vorrei collocare Paolo tra il Gesù della storia e i differenti Gesù che troviamo nei Vangeli, e allineare quel che si legge nei Vangeli con quanto si trova scritto nelle Lettere di Paolo... Paolo parla della venuta del Regno di Dio. Parla della trasformazione dei viventi e della risurrezione dai morti. Parla dello spirito di santità trasfuso nelle comunità cristiane. Parla del ritorno di Gesù. Parla dell´intervento definitivo di Dio nella storia. Parla della fine del male. Pertanto egli, ed il suo movimento che si sviluppò verso la metà del secolo, vennero a definire un messaggio che potrebbe anche discostarsi da quello della persona che consideravano fondatore e maestro. Credo pertanto che sia piuttosto complesso descrivere la figura di Gesù, e che nel farlo non si possa certo prescindere dalla parola di Paolo e della sua prima chiesa.
John Dominic Crossan
Professore Emerito di Studi Religiosi De Paul University
GESÙ CHI PENSAVA DI ESSERE?
Basandosi sulle evidenze che ci sono arrivate, chi pensava di essere Gesù?
Gesù parla piuttosto chiaramente del Regno di Dio, e non vi è esitazione al riguardo. Ciò significa che questa era la volontà di Dio. Gesù spiega al mondo quel che Dio vuole per il mondo. E non è necessario che egli dica "La parola di Dio viene attraverso me". E´ auto-evidente. Credo che sia esattamente la ragione della sua venuta. Il Regno di Dio è qualcosa di assolutamente sovversivo rispetto al Regno di Cesare, ed è auto-evidente a Gesù che conosce a perfezione la realtà ebraica.
Ora, i suoi seguaci gli pongono la più ovvia delle domande: "Chi sei?" E non mi stupisco che durante la vita di Gesù, alcuni dei suoi seguaci possano avere detto: "E´ divino", intendendo per divino "colui che compie l´opera di Dio... il modo in cui ci è dato vedere Dio" o "Egli è il Messia". Ma allora, dovrebbero interpretare il Messia alla luce delle opere compiute da Gesù. Tutte queste opinioni possono essere esistite nel corso della vita di Gesù. Non abbiamo evidenze di alcun genere che Gesù fosse anche solo minimamente preoccupato nell´accettare o rifiutare alcuna di esse, o perfino di discuterle. Fu colui che avrebbe annunciato il Regno di Dio.
di Michael A. Cremo, Richard L. Thompson2. Archeologia Misterica
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di Luc Bürgin5. Il libro degli antichi misteri
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