L'antica Aquileia non smette di regalare emozionanti scoperte di superfici musive splendidamente conservate. È quanto ha rivelato la prosecuzione delle indagini nell'area demaniale ex-Violin, collocata all'ombra della millenaria torre campanaria tra i fondi Cossar e Piazza Capitolo.Già nell'autunno scorso gli scavi, finanziati dalla Fondazione Aquileia, con la Direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, ed eseguiti dalla ditta Arxe di Trieste, nell'ambito dei lavori di riqualificazione della piazza, avevano portato parzialmente alla luce una stupenda pavimentazione musiva, quasi intatta, con motivi figurativi che richiamano quelli presenti nel mosaico teodoriano della basilica (secondo decennio del IV secolo).consentono di calcolare le dimensioni, veramente ragguardevoli, della sala rettangolare di cui il mosaico faceva parte: il lato corto misura poco più di 8 metri, mentre quello lungo supera di molto i 4, 5 metri finora messi in luce. Ma le sorprese per gli archeologi non sono terminate con la scoperta di questo bellissimo tappeto musivo: sul lato breve occidentale, infatti, si è scoperta un'abside semicircolare con un raggio di 3, 33 metri, sopraelevata di una ventina di centimetri rispetto alla sala.
Nel panorama dell'archeologia aquileiese degli ultimi decenni, è un fatto straordinario che dell'ambiente si conservi sia il pavimento musivo, in stato quasi perfetto, sia la decorazione affrescata delle pareti, rinvenuta sopra la superficie del pavimento in posizione di crollo.
Il mosaico dell'abside presenta un motivo di grande originalità, racchiuso entro un tradizionale bordo a rami d'edera. Una serie di fasce parallele rese in toni delicatamente sfumati sulle tonalità dei rossi e del grigio/blu occupa l'intera superficie dell'abside, sviluppandosi da un bordo ondulato che si ripiega al centro in modo da evocare la testa, estremamente stilizzata, di un uccellino. Si tratta di un motivo che troverà fortuna nei secoli successivi in ambito cristiano, ma di cui bisogna ancora approfondire l'origine e il significato in un contesto di cui rimane ancora da chiarire la destinazione. Ad una prima analisi, la datazione del mosaico absidale non si discosta da quella già avanzata per la pavimentazione della sala antistante, inquadrabile nella prima metà del IV secolo d.C.
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