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23 Aprile 2010 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
IL CALCESTRUZZO ROMANO ED I CAPITELLI DI HAERDONIA
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Visitando gli scavi archeologici di Venosa e di Haerdonia si rimane attratti dalla grande quantità di elementi architettonici disseminati ed in particolar modo dagli enormi capitelli, dalle colonne e basamenti che li si trovano. La possibilità presentatasi ad Haerdonia di vedere i capitelli poggiati direttamente sui basamenti in quanto privi di colonne mi ha consentito di osservarli accuratamente da vicino e preso dalla curiosità di capire di che tipo di marmo fossero costituiti mi sono reso conto che essi avevano una consistenza ed una composizione granulometrica stranamente somigliante a quella di un calcestruzzo in cui l'assortimento di inerti impegati è ben amalgamato e nel quale la pezzatura massima del pietrisco impiegato raramente supera i 5mm di diametro. Intanto che facevo questa osservazione non sono riuscito trattenere l'esclamazione: ma questo non è marmo, questo è calcestruzzo!

Dell'esistenza di capitelli, così finemente lavorati, realizzati in calcestruzzo non avevo mai letto da nessuna parte, ne sentito parlare. Preso dalla curiosità di verificare la veridicità di questa scoperta ho preso ad osservare ogni cosa: basamenti, colonne blocchi utilizzati per fare muri e persino i leoni di venosa presentavano la stessa struttura granulometrica.

La conferma a questa mia osservazione, che ormai andava diventando sempre più una convinzione mi venne a Haerdonia dove ho riscontrato su un basamento di colonna avente le medesime caratteristiche granulometriche, vi erano ben evidenti le orme di due piedi o meglio di due sandali romani. Evidentemente l'operaio romano salì con i suoi piedi su quel basamento quando il calcestruzzo era ancora fresco lasciandovi le sue orme a perenne ricordo.

Fatta questa constatazione mi son dato da fare per cercare di capire se la cosa fosse nota agli studiosi di archeologia o meno e mi sono reso conto che allo stato delle conoscenze pare che ciò non risulti.

Ecco le foto del blocco riportante il calco dei sandali dell'incauto operaio romano.I Romani erano grandi esperti di tecniche costruttive, avevano un'ottima conoscenza dei materiali, del modo di produrre il cemento ed il calcestruzzo, ponevano grande attenzione alla composizione ed alla qualità degli inerti e conoscevano l'uso delle casseformi entro cui effettuare il getto di calcestruzzo. E' quindi realistico pensare che possano aver prodotto anche colonne e capitelli con getti di calcestruzzo, accuratamente preparato, in forme predisposte. Questa tecnica collima con le loro esigenze che, contrariamente a quelle greche, poco avevano di artistico ma miravano ad una produzione quasi di tipo industriale. Dopotutto, col loro modo d'intendere l'opera d'arte, non vedevano differenze tra un originale e le sue copie attribuendo ad entrambe lo stesso valore. Inoltre essi, con le proprie costruzioni, oltre che a risolvere necessità pratiche, miravano ad impressionare con la velocità realizzatrice e con la grandiosità delle opere e monumenti.

Elio Patella

archeologo della domenica ma geometra di professione.

elio.patella@geopec.it