Roma - Formiche, ragni, acari, vespe e farfalle scoperti da un gruppo di scienziati francesi all'interno di una grossa formazione di ambra opaca, vecchia di 100 milioni di anni. Ma sono 356 i resti fossili dei piccoli animali e insetti intrappolati nella resina rinvenuta in un antichissimo sito, risalente al Cretaceo, localizzato nella regione di Charentes a sud ovest della Francia.
A "vedere" questi animali, secondo una comunicazione dell'European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), sono stati ricercatori dell'Università di Rennes, Francia e del ESRF, che per guardare cosa nascondeva la resina fossile, hanno utilizzato luce monocromatica, i raggi X della luce di sincrotrone con la quale sono riusciti a visualizzare il contenuto nascosto dentro due chilogrammi di resina. Una grande opportunità, perché gli scienziati sanno che in siti come quello di Charentes, si trova l'80% di resina fossile, ancora del tutto impenetrabile agli occhi umani.
Malvina Lak e colleghi insieme al paleontologo dell'ESRF Paul Tafforeau e al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, sono riusciti ad ottenere ottime immagini tridimensionali delle inclusioni interne alla resina opaca usando una tecnica di imaging a raggi X di luce di sincrotrone, chiamata microradiografia di contrasto per fase di propagazione. "Per molti anni gli scienziati hanno cercato di studiare questo tipo di ambra, ma con poco successo" ha detto Tafforeau, "ora, per la prima volta possiamo scoprire e studiare i fossili che sono al suo interno".
Gli scienziati hanno sottoposto alla tecnica di imaging 640 pezzi di ambra prelevati dal sito ed hanno scoperto 356 fossili di piccoli animali, tra questi, farfalle, vespe, formiche e perfino ragni ed acari. Sono state identificate il 53% delle specie degli organismi inclusi nell'ambra, per la maggior parte molto piccoli, dell'ordine di 0.8 millimetri, la misura di un acaro o di soli 4 millimetri, una vespa. Non si stupisce Malvina Lak di aver trovato nell'ambra solo piccolissimi animali, perché quelli più grandi avrebbero fatto in tempo a scappare prima di rimanere intrappolati. Studiando, poi le caratteristiche superficiali dell'ambra, i ricercatori si sono accorti che, nelle immagini, segni come spaccature o quant'altro, spiccavano più dei fossili contenuti all'interno. Per risolvere questo problema, hanno bagnato l'ambra con dell'acqua, rendendo così invisibili i segni superficiali.
Gli scienziati si dicono soddisfatti della buona risoluzione delle immagini tridimensionali ottenute, che permetterà di studiare questi piccoli organismi fin nei minimi particolari ed anche specie antichissime ancora non conosciute.
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