Un ambiente a volta delle Terme di Traiano, a pochi passi dal Colosseo, ha ceduto di colpo. Non è responsabilità del caso ma del taglio sistematico delle risorse destinante alla messa in sicurezza del nostro patrimonio archeologico. Anche alcune parti del Palatino, delle mura Aureliane e degli acquedotti sono a rischio cedimento strutturale. La più grande area archeologica del mondo ha bisogno di manutenzione e non di interventi di emergenza.
Era la città eterna, Caput Mundi. Nel corso della sua millenaria storia, è stata la capitale dell'Impero romano e il cuore della cristianità. Il suo centro storico, sovrapposizione di testimonianze di quasi tre millenni, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'Unesco. Ma la città eterna per antonomasia ormai ha ben poco di eterno e i suoi monumenti sono in corsa contro il tempo.
È di questi giorni la notizia che un ambiente a volta di sostruzione delle Terme di Traiano sul Colle Oppio, chiamato "grottone", assegnato dagli anni Venti del Novecento al Comune di Roma e adibito a deposito di materiali archeologici, è crollato. Questo crollo non è legato a un improvviso e imponderabile fenomeno naturale. Si tratta piuttosto dell'effetto della costante riduzione delle risorse destinante alla messa in sicurezza del nostro patrimonio archeologico.
I monumenti antichi della Capitale (e non solo) sono malati, e hanno bisogno quanto prima di cure. Il problema è sempre lo stesso: le scarse risorse non possono sanare una situazione di emergenza come quella romana, dove, ad esempio, anche alcune parti del Palatino, delle mura Aureliane, degli acquedotti sono a rischio crollo. La questione della tutela dei tesori di Roma non è una novità e non si risolverà neanche in poco tempo. Purtroppo lo scarsa attenzione ai beni culturali è il principio di realtà.
La più grande area archeologica del mondo ha bisogno di manutenzione, non di interventi di emergenza. Di un monitoraggio serio e costante. Questo è il punto che da anni fanno presente gli archeologi e gli addetti ai lavori. Ma ogni volta che c'è un'emergenza si ritorna a parlare delle stesse cose e poi si richiude il capitolo. Evidentemente non si tiene abbastanza in considerazione quanto siano importanti i resti archeologici, i monumenti, la storia e così via. In prospettiva resta la necessità di garantire fondi adeguati a quello che è un capitolo di spesa che potrebbe assicurare anche molte entrate. Bisognerebbe entrare in quest'ottica. Ma per farlo occorre avere la consapevolezza che l'archeologia, la storia antica e l'arte sono una risorsa enorme per l'Italia. La cura e la manutenzione ordinaria dovrebbero diventare una priorità di investimento.
Il Colle Oppio, nonostante si trovi davanti al Colosseo e sia uno dei posti più belli di Roma, versa in condizioni di degrado da più di vent'anni. È un bellissimo Parco archeologico, con le terme di Tito e Traiano e la Domus Aurea di Nerone, arricchito da vegetazione mediterranea ed esotica, sviluppatosi in epoca fascista valorizzando la zona di giardini pubblici creata nel 1871. Ora è un parco trascurato, dove erbacce, asfalto dismesso, sporcizia e delinquenza ne hanno cambiato l'aspetto. E a tutto questo si aggiunge che, come in molte altre parti di Roma, i monumenti piano piano si sgretolano perché non sono monitorati se non quando c'è un'emergenza.
La parte della galleria coinvolta nel crollo fu costruita da Traiano nel 104 d.C., quindi è una struttura successiva al corpo neroniano, eretta quando l'imperatore Adriano avviò l'opera di interramento della Domus su cui sarebbero sorte le sue Terme.
Il Colle Oppio era una delle tre alture che, con Fagutal e Cispius, costituivano il Mons Exquilinus. Fu sede di uno dei villaggi da cui sorse Roma e nella suddivisione augustea della città il Mons Oppius fu compreso nella Regio III, denominata Isis et Serapis dal grande tempio che sorgeva alle sue pendici sudorientali, tra le odierne via Labicana e via Merulana. Già sede (in direzione del Vicus Suburanus) del Portico di Livia, l'altura fu occupata in epoca neroniana dalla Domus Aurea e dalle successive Terme di Tito e di Traiano.
Inoltre, a seguito delle scoperte archeologiche effettuate tra il 1998 e il 2004, nella galleria sottostante l'angolo sudoccidentale delle Terme di Traiano, che portarono al rinvenimento dell'edificio con l'affresco della "Città Dipinta" e di quello con il mosaico parietale della "Musa e Filosofo", sono stati completati scavi e restauri sul piano delle Terme soprastante la galleria, al fine di garantirne l'impermeabilizzazione. Più volte, durante le campagne di scavo alle Terme di Traiano, sono state segnalate situazioni di vergognoso degrado ma non è mai stato preso in seria considerazione un monitoraggio costante nonostante l'area si trovi a ridosso di uno dei monumenti più visitati al mondo: il Colosseo.
Inoltre il parco di Colle Oppio è importante perché vi si stabilirono, in epoca cristiana, il Titulus Eudoxiae (odierno San Pietro in Vincoli) e il Titulus Equitii (oggi San Martino ai Monti). Due tra le chiese più antiche visitate di Roma. Oggi il parco appartiene al Rione Monti, di cui costituisce il polmone verde, ed è compreso tra via Labicana, via degli Annibaldi, via Cavour, via Giovanni Lanza, via Merulana.
Un crollo intacca, comunque, un monumento: se ne va qualcosa che non tornerà più. Segnali come quello dei giorni scorsi nei pressi della Domus Aurea e delle Terme di Traiano non possono essere ignorati; costituiscono il sintomo di una situazione grave, che va affrontata in fretta ma allo stesso tempo con monitoraggi costanti. La "nuova" frontiera dovrebbe essere la tutela.
LE TERME DI TRAIANO
Le terme di Traiano (latino Thermae Traiani) erano delle terme dell'antica Roma, erette a pochi anni dall'incendio della Domus Aurea (104 d.C.) e concluse nel 109 d.C. da Traiano. Furono le prime "grandi terme" di Roma e all'epoca infatti erano il più grande edificio termale esistente al mondo. Contrariamente a quanto riportano alcune tarde fonti antiche, queste terme non furono iniziate da Domiziano ma furono opera interamente traianea, come hanno confermato anche i bolli dei laterizi usati. Forse occuparono anche una parte dei vicini giardini di Mecenate. L'architetto, secondo Dione Cassio, fu Apollodoro di Damasco, il geniale costruttore del Foro di Traiano. Del complesso termale oggi restano alcuni frammenti sparsi sul Colle Oppio. Nonostante ciò, la pianta è nota attraverso la Forma Urbis Severiana. Il complesso misurava, alle estremità massime, 330x315 metri, mentre la sola parte centrale arrivava a 190x212 metri. Le terme cambiarono orientamento al complesso neroniano, alla ricerca di una migliore esposizione al sole e ai venti: il calidarium per esempio venne disposto in modo che potesse avere la migliore posizione al sole da mezzogiorno al tramonto; in seguito tutti gli edifici termali di Roma copiarono questa disposizione (terme di Caracalla, di Diocleziano e di Decio). Il corpo centrale è circondato da un recinto con esedre, come accadrà poi nelle terme di Caracalla e di Diocleziano: fu un'invenzione probabilmente di Apollodoro e nelle fonti antiche è spesso chiamato "portico delle terme di Traiano".
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