I vasi etruschi incontrano i tombini contemporanei, la creta la ghisa, i reperti archeologici i prodotti dell'industria fondiaria. Succede al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, dove mercoledì 24 marzo, nelle Logge d'Onore, sarà inaugurata una speciale mostra con esemplari dell'International Manhole Cover Museum di Ferrara, ideato e diretto da Stefano Bottoni.
Con lui i tombini sono divenuti una forma d'arte, che a Palazzo Costabili, detto di Ludovico il Moro, in via XX Settembre, omaggerà la Svezia e Re Carlo Gustavo VI, che partecipò agli scavi di Spina negli anni Sessanta. Una settantina saranno le opere in esposizione, tutte del XIX e XX secolo.
La prima ghisa del percorso è di Stoccolma e sarà scoperchiata direttamente dall'ambasciatore svedese in Italia Anders Bjurner: risale al nuovo millennio e reca un'immagine reale. A seguire, i visitatori potranno fare il giro del mondo, osservando le ghise recuperate da Bottoni in tutta Europa, dalla Spagna all'Ungheria, dalla Russia all'Austria. Opere d'arte - perché questo sono - posate su un piedistallo, che ne permette l'osservazione attenta e consente, soprattutto, di toccarle. Con un restauro igienico e statico, il tombino cessa di essere la materia che divide la parte interna da quella esterna del suolo, lo sporco dal pulito. Diventa un oggetto le cui griglie, le cui immagini e la cui lavorazione raccontano una storia, quella del paese di provenienza. Perché il tombino ha un'anima, viene disegnato e poi realizzato.
"Prima della caduta del Muro di Berlino, da Cortina in poi e in tutta l'Europa dell'Est, le ghise avevano caratteri cirillici ed erano uguali ovunque - rivela Bottoni -. Poi, caduto il Muro, ciascun Paese ha riconosciuto al tombino una sua identità, di norma in contrapposizione al Comunismo". Tra i più ricchi, graficamente, spicca quello norvegese di Bergen, "una sorta di film", sintetizza Bottoni, in cui vi è un veliero che entra nel porto della città anseatica, una piccola funivia, un trenino che sale la montagna. Alla Loggia d'Onore di Palazzo Costabili sarà così possibile compiere un viaggio: Ferrara, Valencia, Praga, Vienna, Stoccolma. E nei progetti di Bottoni, c'è recuperare ghise da New York e Tokyo. Le trattative sono già cominciate, lo rivela una ricca corrispondenza gelosamente custodita ma orgogliosamente mostrata da Bottoni stesso. Nata per caso, la sua passione per i tombini si è trasformata in una forma di collezionismo che Bottoni desidera condividere col pubblico.
Re Carlo Gustavo VI, che partecipò agli scavi di Spina negli anni Sessanta
"Il primo mi fu inviato nel 2002 dal sindaco di Praga, con cui Ferrara è gemellata, a cui avevo inviato una fotografia che mi immortalava mentre a Praga toccavo con due dita un tombino, sporcandomi di fatto le mani. Il secondo, della città estense, l'ho ricevuto da amici. Il terzo, me lo hanno portato da Vienna. Tutto nell'arco di poche settimane. Prima - prosegue Bottoni - li guardavo e non capivo. Poi ho pensato che avessero un'anima, legata al mio amore per il mondo, alla mia curiosità, alle mie relazioni di amicizia. Così è nata questa passione, così ho cominciato a contattare le amministrazioni delle varie città perché mi fossero inviati tombini. All'inizio - rivela - tutti rimanevano perplessi. Ora, quando inoltro le richieste, mi rispondono che conoscono le mie esposizioni".
In effetti Bottoni ne ha già fatte diverse in Italia e nel mondo, raggiungendo addirittura Cuba. Il suo progetto più ambizioso è realizzare un vero e proprio museo delle ghise per ora in fase di allestimento. Così Ferrara, oltre che per il Castello estense e Palazzo dei Diamanti, potrà essere ricordata per i tombini, "che sono la testata d'angolo tra l'archeologia e l'architettura". E a chi gli chiede quando si stancherà di reperirne, Bottoni risponde: "Nessuno si stanca mai di ricevere amore". La mostra sarà accessibile fino al 31 ottobre.
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