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10 Marzo 2010 ARCHEOLOGIA
Liutprand.it
TRE PRECURSORI DEL VOLO UMANO
FOTOGALLERY
Statua dedicata a Ibn Firnas a Baghdad.
Il volo di Ibn Firnas.
Ricostruzione del volo di Ibn Firnas in un museo di Dubaï.
Il volo di Eilmer de Malmesbury.
Incisione di Coruña del Conde all´epoca di Diego Marín (Museo del Aire de Madrid)
Monumento a Diego Marin a Coruña del Conde
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Albuqasim 'Abbás Ibn Firnas, o 'Abbas Qasim Ibn Firnas

Nacque nel 810 a Korah Takrna, un villaggio vicino a Ronda (Málaga), allora appartenente all'Emirato Omaiade di Córdoba. Fu un filosofo di vecchio stile e si occupò di diverse discipline: chimica, fisica e astronomia, fu esperto astrologo e poeta ed entrò alla corte di Abderrahmán II.

Come inventore, disegnò una clessidra chiamata Al-Maqata-Maqata, sviluppò una tecnica per il taglio del cristallo di rocca, e fu il primo abitante dell'Andalusia a usare le tavole astronomiche Sinhind.

Nel 852 gli abitanti di Córdoba assisterono ad uno strano spettacolo: un uomo chiamato Armen Firman saltò da una torre, usando un paracadute di tela. Alcuni autori ritengono che tale nome corrisponda alla latinizzazione di Abbas Ibn Firnas; mentre altri sostengono che si trattasse d'una persona differente e che Ibn Firnas assistesse soltanto all'esperimento, ricavandone l'idea che l'avrebbe spinto a costruire la sua futura macchina volante(alcuni autori indicano addirittura che Firman sia morto, a causa dell'impatto col suolo).Qualche anno dopo, nel 875, dopo avere studiato il volo degli uccelli e aver provato diversi materiali, Ibn Firnas, che allora aveva 65 anni, costruì delle ali di legno ricoperte di seta e adornate con penne di rapace. Gli autori non sono d'accordo sul luogo dal quale tentò il volo: gli uni dicono che saltasse dal Minareto della Grande Moschea, gi altri dicono che lo facesse dalla Ruzafa (il quartiere alto di Córdoba). Si dice che rimanesse in aria per qualche decina di secondi, per poi cadere malamente, rompendosi entrambe le gambe e lesionandosi le costole. Firnas giunse alla conclusione che la sua invenzione necessitasse una coda stabilizzante, simile a quella degli uccelli.

Ibn Firnas morì 12 anni dopo. Oggi è ricordato nel mondo musulmano e il suo nome è stato dato ad uno degli aeroporti di Baghdad.

Eilmer di Malmesbury

Fu un monaco benedettino vissuto nell'Inghilterra del sec. XI, e si crede che nascesse intorno al 980-985. Visse nell'Abbazia di Malmesbury, dove studiò matematica e astrologia. Si dice che in gioventù fosse rimasto affascinato dal mito di Dedalo e Icaro, e che lo prendesse la smania di riuscire a volare.

Così il giovane monaco costruì un aliante e saltò dal campanile dell'Abbazia (si ritiene tra il 1002 ed il 1010), riuscendo a percorrere nell'aria 180 - 200 metri, prima d'atterrare.

Dopo il volo, Eilmer ridisegnò il suo aliante per dotarlo d'una coda che gli desse stabilità, ma l'Abate di Malmesbury non gli permise di compiere altri tentativi, affinché non rischiasse la vita.

Diego Marín Aguilera

Nacque nel 1757 a Coruña del Conde (Burgos), maggiore di sette fratelli. Dovette mantenere la famiglia dopo la morte del padre.

Diego faceva il pastore, ma era attratto dagli studi e dalle invenzioni: modificò e migliorò il meccanismo del mulino ad acqua del villaggio, costruì una sega per il marmo, progettò un dispositivo per frustare gli animali sull'aia e fabbricò una macchina tessitrice.

Osservando gli uccelli rapaci, sviluppò l'idea di una macchina volante. Inventò trappole per prendere gli uccelli e studiarli e costruì il proprio marchingegno, con l'aiuto di un fabbro locale, Joaquín Barbero.

Il suo apparato imitava l'anatomia degli uccelli ed era costruito con legno, ferro, rivestito di tela e penne di rapaci. Un meccanismo di manovelle permetteva di muovere le ali e di dirigere il volo. Il 15 maggio del 1793 salì in alto sul castello, aiutato dal fabbro e da sua sorella, e prima di lanciarsi disse loro "vado a Burgo de Osma, da lì a Soria e ritornerò tra qualche giorno". Saltò da 4 a 5 metri d'altezza e volò per circa 360 metri, prima di schiantarsi per la rottura d'un perno.

La mattina seguente i suoi vicini, forse per paura, diedero fuoco all'apparecchio.

Diego Marín morì l'11 ottobre del 1800, senza tramandare nessuna documentazione della sua invenzione, ma lasciando i suoi beni alla parrocchia.

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