Un giallo sta appassionando gli archeologi di tutto il mondo: il mistero delle tavolette enigmatiche. Partiamo innanzi tutto dalla data: ci dobbiamo spostare approssimativamente all'età del Bronzo, in due zone ben specifiche d'Europa, l'Italia del centro-nord e alcune regioni dell'Europa orientale.
In questi luoghi sono state ritrovate un gran numero di tavolette, e fin qui nulla di strano, uno dei mezzi di maggior rilievo per scoprire qualcosa del nostro passato è proprio dato da tavolette trovate in tombe, case ecc. La cosa particolare delle tavolette è il linguaggio con cui sono scritte, i segni che portano impresse, allo stato attuale ancora non decifrate dagli studiosi.
Solo in italia ci sono ben 130 di queste tavolette e qualcosa di più (160) in giro per l'Europa: sono grandi come un foglio da block notes e contengono strani cerchiolini uniti da righe di collegamento. A cosa servissero non si sa: si è ipotizzato si tratti di una sorta di pre-lingua "a ideogrammi", oppure un sistema di conservazione di dati per uso mercantile, o addirittura una sorta di "pagherò" dell'epoca. Ma al di là del "cosa" significhino soprende la diffusione "a chiazze" delle tavolette, segno che questo tipo di sistema comunicativo era condiviso da un ampio gruppo di persone dalla pianura padana fino al Basso Danubio. Per qualcuno il fatto che ce ne siano di più in Italia significherebbe che nel Settentrione dell'epoca fiorisse il cuore di questa civiltà o che ci fosse il centro di partenza degli scambi europei. Una sorta di "borsa valori" ante litteram.
Alla decodifica delle "Brotlaibidole" (così le chiamano gli studiosi tedeschi a causa dei disegni impressi simili a "idoli a forma di pagnotta") si sta dedicando un gruppo di studi internazionale coordinato dal Museo dell'alta Cavriana di Mantova dove lavora Adalberto Piccoli, un precursore degli studi sulle tavolette. Un primo rendiconto sui risultati raggiungi si dovrebbe avere entro due anni. Intanto noi ci godiamo la bellezza del mistero...
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