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1 Marzo 2010 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Il "giallo" di Artemidoro, la storia del papiro più studiato del mondo
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Il "papiro di Artemidoro", di cui tanto si parla da qualche anno a questa parte, è un curioso testo, pubblicato in forma compiuta e critica da due papirologi, Claudio Gallazzi (Università degli Studi di Milano) e Bärbel Kramer (Università di Trier), e da un archeologo e storico dell'arte antica, Salvatore Settis (Scuola Normale di Pisa) solo nel 2008 (LED, Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, Milano). Peraltro, già in precedenza le caratteristiche e i contenuti dello straordinario reperto erano stati anticipati da annunci e pubblicazioni parziali, e nel 2006, in occasione delle Olimpiadi di Torino, il papiro era stato oggetto di una mostra a Palazzo Bricherasio ("Le tre vite del papiro di Artemidoro"), visitata da moltissime persone.

Vediamo di descrivere il papiro nel modo più possibile oggettivo. Dopo la ricostruzione fatta dagli editori, si presenta come un rotolo di circa tre metri di lunghezza (quindi, di dimensioni davvero eccezionali), su cui si riconoscono tre diversi set di segni. C'è anzitutto un testo letterario che contiene una descrizione della penisola iberica, con particolare attenzione per lo sviluppo delle coste e per le distanze tra i punti nautici più importanti. Questa descrizione è preceduta da una sorta di proemio (in cui si afferma - con tono molto retorico - la dignità e il valore della geografia) ed è accompagnata da una carta, parziale e non finita, della Spagna. Sullo stesso lato (il recto), nelle parti non occupate dal testo geografico e dalla carta, sono tracciati disegni anatomici (visi, piedi, mani), molto simili alle esercitazioni degli studenti di belle arti o ai bozzetti preparatori dei lavori pittorici. Sull'altro lato (il verso) c'è invece un variopinto e bizzarro insieme di animali, isolati o a gruppi: sono pesci, uccelli, quadrupedi, che a volte corrispondono a specie reali (riconoscibili, anche se la qualità dei disegni non è altissima), altre volte sconfinano nel fantastico, facendo pensare a mostri mitologici o a stramberie esotiche. Sono, in ogni caso, forme molto decorative, accattivanti.

Il testo letterario è stato identificato dagli editori come un brano dell'opera (per noi perduta) di Artemidoro di Efeso, famoso geografo vissuto tra II e I secolo a.C. Il papiro, dunque, sarebbe nato come un'edizione del testo di Artemidoro, eseguita da uno scriba professionista in una bottega libraria di Alessandria intorno al 50 a.C. Per ragioni ignote, tuttavia, il lavoro di copiatura sarebbe stato interrotto. Dopo qualche tempo il papiro, in larga parte ancora inutilizzato, sarebbe finito nell'atelier di un pittore, che lo avrebbe usato (sul verso) come una sorta di campionario, per mostrare ai clienti dei disegni ornamentali adatti all'esecuzione di affreschi o di mosaici. Qualche decennio più tardi gli spazi ancora bianchi del recto sarebbero stati sfruttati (forse dagli allievi del pittore) per i loro esercizi di disegno.

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