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12 Febbraio 2010 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Kamarina, salvare l'archeologia siciliana l'Urps chiede una mappatura dei siti
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"Nemo profeta in patria". In provincia di Ragusa, è veramente difficile far risaltare quanto dovuto l'emergenza che si è aperta attorno al sito archeologico di Kamarina. L'appello del comitato "Kamarina09" e, successivamente, del comitato "Salviamo Kamarina" (purtroppo tra loro contrapposti, senza motivo reale) non è rimasto inascoltato. La Sovrintendenza ed il comune di Ragusa stanno programmando quanto dovuto per salvare le mura dell'antica città greca che si stanno sgretolando sul mare a causa dell'erosione delle coste.

Ma l'attenzione del mondo politico locale e dell'opinione pubblica rimane scarsa. La salvaguardia del sito archeologico giunge, invece, all'attenzione dell'Unione regionale Province siciliane. La settima commissione, presieduta dal vittoriese Fabio Nicosia, ha redatto un documento di analisi e proposte riguardante la situazione complessiva dei beni paesaggistici, culturali, monumentali ed archeologici in Sicilia.

L'attenzione è puntata, a mò di esempio, su due siti "a rischio": la Villa del Casale e le Terme di Piazza Armerina e le mura della città greca di Camarina, a ridosso di Scoglitti, ma che ricadono in territorio di Ragusa.

La commissione ha proposto il varo di una "task force regionale" per la salvaguardia dei beni archeologici siciliani. Un tavolo tecnico scientifico con il compito di trovare le risorse per incrementare gli scavi archeologici e valorizzare l'enorme patrimonio culturale e monumentale della Sicilia. Se l'Italia possiede il 70 per cento del patrimonio archeologico mondiale, la Sicilia ne ha una fetta consistente, il 30 per cento.

Ma in Sicilia manca una seria politica di sviluppo sostenibile per le risorse culturali esistenti. Ma anche nel resto del paese, a dieci dalla Legge Ronchey, poco è stato fatto. In Italia si spende per la "promozione turistica" dieci volte di più di Francia e Spagna, ma con risultati cinquanta volte inferiori.

Tra le lacune, la mancanza di un "piano paesaggistico regionale", cioè di un piano strategico del territorio siciliano che salvaguardi le risorse ambientali, paesaggistiche, artistiche, monumentali e archeologiche, valorizzi le riserve naturali, predisponga un piano energetico.

La settima commissione propone una mappatura sulla situazione di degrado o di rischio dei siti archeologici e di tutte le risorse monumentali dell'isola.