I ricercatori della Nasa trovano conferme su due frammenti caduti sulla terra: "C'erano e forse cui sono forme viventi"
di LUIGI BIGNAMI
Il gruppo di ricercatori della Nasa che sostengono di aver trovato indizi di vita passata su Marte nel meteorite caduto in Antartide e oggi noto come AHL84001, hanno fatto sapere che grazie all'uso di una nuova sofisticata strumentazione stanno trovando simili indizi in altri due meteoriti caduti sulla Terra e anch'essi provenienti da Marte. Secondo le prime indiscrezioni, i ricercatori sono certi che nelle prossime settimane dimostreranno definitivamente con pubblicazioni scientifiche che Marte era abitato nel passato da organismi viventi.
"Ci manca davvero poco per dimostrare definitivamente che su Marte c'era e forse c'è ancora vita", ha detto David S. McKay, responsabile del reparto di astrobiologia della Nasa.
Fino ad oggi le ricerche della vita passata su Marte si erano concentrate sul meteorite che cadde in Antartide 13.000 anni fa e che venne trovato nel 1984 da una ricercatrice della Nasa. Il meteorite è stato oggetto di molteplici ricerche su alcuni elementi trovati all'interno del meteorite che, secondo un gruppo di ricercatori, erano prove a favore della vita passata, mentre per altri erano il risultato di fenomeni spiegabili in modo inorganico.
Nel mese di novembre, però, grazie ad un'ultima analisi realizzata con strumenti assai più sofisticati di quelli usati negli anni Novanta, e che si basa su una tecnica chiamata "fascio ionico focalizzato" (usa un fascio di ioni (atomi a cui sono stati tolti degli elettroni) per raffigurare un campione da analizzare), il team di McKay portava nuove prove a favore che quanto c'è all'interno del meteorite può essere spiegato solo attraverso un'origine biologica. Nelle ultime settimane, lo stesso gruppo di ricercatori sta analizzando altre meteoriti marziane cadute sulla Terra e in due di esse ha trovato gli stessi elementi che, a dir loro, sono di provenienza biologica. Una di queste meteoriti, nota come "Meteorite Nakhla", cadde nel 1911 vicino alla città di Nakhla in Egitto e allora fece molto clamore. Il pezzo più grande, dei 40 in cui si ruppe, è rimasto esposto a lungo nel Museo di Storia Naturale di Londra ed è quallo in fase di analisi. Il terzo meteorite, chiamato "Yamato 593", proviene anch'esso dall'Antartide.
Secondo i ricercatori tra i 3, 6 e 1, 4 miliardi di anni fa il pianeta rosso doveva essere popolato da un gran numero di micro-organismi, quando la sua atmosfera era assai più spessa e umida. Un arco di tempo nel quale anche sulla Terra iniziò a svilupparsi la vita. Ciò che fa dire agli scienziati che in quei meteoriti ci sono indizi di vita marziana è una configurazione complessa di sostanze chimiche, che potrebbe essere stata deposta unicamente da organismi viventi. Inoltre sono state scoperte strutture che assomigliano moltissimo a micro batteri grandi tra i 20 e i 100 nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro).
Queste nuove scoperte, divulgate da Spaceflightnow, si affianca a quella di alcuni mesi or sono che sostiene che i rover Spirit e Opportunity in attività su Marte dal 2004 abbiano messo in luce strutture che sulla Terra sono depositate da organismi viventi. La scoperta è stata realizzata da Vincenzo Rizzo, del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, e di Nicola Cantasano, del Consiglio Nazionale delle Ricerche ISAFoM di Rende (Cosenza). Secondo i ricercatori le piccolissime sferule osservate dai dure rover e chiamate dai ricercatori della Nasa "mirtilli", sarebbero il risultato dell'attività di organismi viventi. Ma non è tutto. Anche le strutture sedimentarie in cui essi si trovano vennero deposte da colonie di organismi che sono chiamate stromatoliti. Spiega Cantasano: "Le analisi delle immagini al microscopio eseguite dai rover ci permette di sostenere che quelle sferule non sono omogenee come si credeva e che faceva ipotizzare un'origine inorganica, ma presentano strutture complesse che solo colonie di migliaia di cianobatteri (organismo monocellulari un tempo chiamati "alghe azzurre") avrebbero potuto formare".
Ora non rimane che attendere le prossime missioni spaziali verso Marte che porteranno strumenti per un'analisi approfondita del suolo marziano con il fine primo di cercare proprio sul luogo forme di vita passate o presenti.
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