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15 Febbraio 2009 ARCHEOLOGIA
Ansa
Scavi Esquilino, dubbi su villa Caligola
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Prudenza da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali sul ritrovamento di nuovi resti negli scavi di Piazza Vittorio all'Esquilino, che si era ipotizzato appartenessero alla villa dell'imperatore Caligola, che regno' dal 37 al 41 dopo Cristo.

Gli scavi in corso hanno portato alla luce resti senz'altro identificabili come ambienti che facevano parte dei cosiddetti Horti Lamiani, fondati cioé dal console romano Elio Lamia (3 d.C) ma l'ipotesi che possa trattarsi della Villa di Caligola "non è stata al momento avanzata" - spiega l'archeologa Rosanna Frigeri, direttore del Museo delle Terme e responsabile dell'area archeologica che include l'Esquilino.

La stessa prudenza arriva dal soprintendente archeologico di Roma Angelo Bottini, che giudica "azzardato" dire che nei resti che si stanno scavando in piazza Vittorio siano quelli di una villa di Caligola. "La parte più interessante del sito - fa notare Frigeri - è quella che ci accingiamo a scavare, un grandissimo ambiente che non si conosceva in precedenza, ma dire che si tratti della villa dell'imperatore Caligola è quantomeno prematuro".

I resti sono emersi nel corso dei lavori per la realizzazione di un edificio destinato a diventare la nuova sede dell'ente di previdenza dei medici e che prevede, tra l'altro, 6 piani di parcheggio interrato. Le indagini archeologiche hanno consentito di scoprire una grande aula a destinazione pubblica originariamente pavimentata con lastre marmoree, poi trafugate, e alcuni ambienti di servizio, di cui uno pavimentato a mosaico. Ritrovato anche un tratto di una via basolata connesso all'antica via Labicana, così come un ingresso monumentale, marcato da una scala in marmo posta al centro di due lunghi muri.

Nel corso degli scavi sono emersi rivestimenti marmorei, monili d'oro, gemme, e pregevoli intonaci pertinenti agli arredi della villa. In particolare capitelli con marmi e calcari colorati, alcuni identici a quelli già attribuiti ad un fastoso corridoio rinvenuto al di sotto di via Emanuele Filiberto ed oggi esposti ai Musei Capitolini