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1 Febbraio 2009 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Riportati alla luce i resti di lavorazione dell'ambra
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Importante scoperta archeologia di livello nazionale, con la documentazione più consistente esistente attualmente in Italia sulla lavorazione dell'ambra.

Nell'ambito di un progetto pluriennale di ricerca sulla protostoria nel Medio Polesine, il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto hanno collaborato inizi del mese di settembre ai primi giorni di novembre di quest'anno allo svolgimento della seconda campagna di scavi a Grignano Polesine, in località Campestrin.

Lo scopo era quello di verificare i risultati dei primi sondaggi effettuati nel 2008, quando erano emersi indizi di un sito assai rilevante per l'archeologia polesana, in quanto probabilmente da mettere in relazione con le origini dell'abitato della vicina Frattesina (XII secolo a.C.).

Le ricerche hanno confermato la presenza di un villaggio di capanne lungo quello stesso antico corso del Po (noto agli studiosi come "Po di Adria") su cui nacque anche Frattesina, ma la scoperta più sorprendente riguarda un'area in cui è documentata la lavorazione dell'ambra. Si tratta sicuramente della documentazione più consistente esistente attualmente in Italia. Sono stati ritrovati blocchetti di ambra grezza, perle semilavorate, perle finite e migliaia di schegge e scarti di produzione: tutte le fasi della catena di lavorazione. La perla più caratteristica è quella "tipo Tirino", dal nome della cittadina micenea della Grecia dove fu rinvenuta per la prima volta.

E' noto che i principali giacimenti di ambra, una resina fossile, si trovano nei paesi sul Mar Baltico. Da qui, lungo una via verso meridione (la "via dell'ambra"), i mercanti dell'età del Bronzo portavano il materiale grezzo fino alle coste dell'Adriatico. Ora è stata scoperta a Grignano una delle tappe principali di arrivo, dove l'ambra veniva lavorata per essere quindi smerciata in tutto il Mediterraneo.

Data l'eccezionalità del ritrovamento, che arricchisce considerevolmente le conoscenze archeologiche sul Polesine, al Museo dei Grandi Fiumi è già allo studio l'ampliamento della sezione espositiva dell'Età del Bronzocon nuove installazioni didattiche che consentiranno ai visitatori di comprendere pienamente il significato scientifico della scoperta e la sua grande valenza per il territorio.

Il direttore archeologo della Soprintendenza Luciano Salzani ha coordinato le ricerche, svolte sul campo da Michele De Michelis e Francesca Porta della ditta SAP, Mauro Cesaretto, Gianfranco Vigato e Elena Masiero dell'ufficio scientifico del Museo dei Grandi Fiumi, Paolo Marcello dell'ufficio tecnico del Comune di Rovigo, gli studenti del primo anno del corso di assistente restauratore della CNA di Rovigo, le studentesse del terzo e quarto anno del Liceo Artistico di Rovigo con l'insegnante Stefania Zerbinati, le volontarie Giulia Boaretto, Fabiola Mischiatti e Anna Previato.

I fratelli Previatello di Grignano, proprietari del terreno, hanno dimostrato agli archeologi la massima disponibilità e collaborazione.