CASTIGLION FIORENTINO «Narra un racconto etrusco che i cinghiali e i cervi, presso di loro, si catturano per mezzo delle reti e dei cani, come è d' uso nella caccia, ma meglio ancora con l' ausilio della musica», così afferma il sofista Eliano nella sua opera sulla Natura degli animali. Più in dettaglio ricorda che in Etruria, disposte le reti, un flautista iniziava a suonare in modo melodioso e i cinghiali e i cervi lasciavano le tane seguendo il suono e finendo nelle reti. Proprio ad uno di questi animali è dedicata la mostra "Il cinghiale nell' antichità. Archeologiae mito" allestita a Castiglion Fiorentino negli spazi della chiesa di San Filippo (sino al 18 ottobre) e curata da Margherita G. Scarpellini. Visitata la mostra, ci si rende conto di quanto questo animale sia presente nei racconti mitologici: Ercole, in una delle sue dodici fatiche, cattura il cinghiale di Erimanto; Meleagro, insieme ad altre figure mitiche tra le quali Atalanta, uccide il cinghiale calidonio; Adone viene ucciso sempre da un cinghiale per volontà di Ares. Nell' Odissea, Ulisse viene riconosciuto dall' anziana nutrice per la cicatrice di una ferita che gli era stata procurata alla gamba da un cinghiale durante una battuta di caccia. Si potrebbe continuare, ma vale la pena accennare ad un altro tema preso in esame nell' esposizione: il valore che la sua caccia aveva nella formazione di un ragazzo e nel suo passaggio all' età adulta: per un giovane aristocratico rappresentava in sostanza una prova iniziatica che doveva dimostrarne la forza e il coraggio. Tutto ciò e altro ancora, come l' uso alimentare della carne, viene preso in esame lungo il percorso espositivo costituito da cinquanta reperti - molti dei quali sinora inediti - databili tra il VII sec. a. C. e il III sec. d. C. che coprono quindi l' arco di un millennio. Come è nata l' idea di allestire, a Castiglion Fiorentino, una mostra sulla fortuna di questo animale nel mondo antico? Da una serie di ritrovamenti archeologici di notevole interesse che hanno portato - negli anni scorsi - alla scoperta di un oppidum etrusco nell' area della cittadina toscana e di un' acropoli con un tempio e altri edifici annessi. Tra le dediche votive del santuario figuravano proprio numerose zanne di cinghiale: i devoti intendevano così offrire alla divinità - forse legata alla caccia - la prova tangibile del loro valore. - GIUSEPPE M. DELLA FINA
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