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1 Giugno 2009 ARCHEOLOGIA
La Stampa
Faraoni-show: sullo Statuario è lite al Museo Egizio di Torino
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Il presidente del Comitato scientifico

contro il progetto per il nuovo allestimento

MAURIZIO ASSALTO

TORINO

I faraoni al night club? Al Museo Egizio tutto si sarebbero attesi, tranne la bordata con cui Alessandro Roccati ha rimesso in discussione il progetto che entro la primavera del 2013 trasformerà radicalmente il volto della gloriosa (ma impolverata) istituzione torinese. E questo alla vigilia della prima fase dei lavori, che dovrebbero partire a settembre.

Docente di egittologia all'Università di Torino, Roccati ha presieduto l'altro giorno per la prima volta il Comitato scientifico del museo, dopo essere subentrato a Edda Bresciani. E subito ha tenuto a dare un segno di discontinuità: alle spalle del rinnovamento, secondo lui, manca un progetto scientifico, tutto è subordinato alle esigenze di spettacolarità. Quelle già ora esibite nello spettacolare Statuario riallestito tre anni fa da Dante Ferretti, una grande sala buia con le luci oblique che esaltano i dettagli e gli specchi scuri che moltiplicano le prospettive e consentono la visione delle parti di solito nascoste perché accostate alle pareti.

Reazioni contrariate alla Fondazione che dal 2004 unisce pubblico e privato nella gestione del museo. Stupore gridato, e qualche sussurro. «Roccati ha una carica ufficiale, conferita dal ministero della Cultura», fa notare il presidente Alain Elkann. «Se aveva delle obiezioni, doveva portarle in consiglio d'amministrazione, e non parlarne con i giornali. Questo mi è dispiaciuto. E poi faceva già parte del Comitato quando venne approvato lo Statuario di Ferretti: perché non ha parlato allora?». «Ma io, personalmente, non ho mai approvato il progetto», ribatte l'interessato. «Anzi, ricordo che quando venne presentato fui l'unico a non battere le mani».

Al di là di queste disquisizioni, tuttavia, il problema posto da Roccati resta, e può essere generalizzato: un museo, e in particolare un museo archeologico, può essere reso più divertente, più friendly, senza nuocere al rigore scientifico e alla serietà didattica? Meglio lo spettacolo o la filologia?

Un dibattito che già era divampato nei mesi scorsi, quando alla Reggia di Venaria si era inaugurata la mostra «Egitto. Tesori sommersi», allestita da un genio dell'avanguardia quale è Bob Wilson come una via di mezzo tra un'installazione e una performance di arte contemporanea. Anche allora ci fu chi parlò di approccio sbagliato, poco rispettoso per gli oggetti esposti. Pure, i numeri hanno confortato gli organizzatori: oltre 220 mila visitatori in quattro mesi. Anche al Museo Egizio i numeri danno ragione alla nuova linea, prefigurata nel controverso Statuario: «Da quando l'abbiamo inaugurato all'inizio del 2006, in occasione delle Olimpiadi, i visitatori sono raddoppiati», osserva la direttrice Eleni Vassilika: «Quasi 600 mila nel primo anno, confermati o quasi in quelli successivi, con un trend in ascesa negli ultimi mesi».

....continua...

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/10601/