In anteprima mondiale è stato presentato ad Armidale (Nuovo Galles del Sud, Australia) il libro che racconta nel dettaglio la scoperta di un popolo simile agli hobbit che visse su un'isola tropicale indonesiana attorno a 20.000 anni fa.
Secondo la ricerca completata dal professore della New England University, Mike Moorwood, i manufatti che il suo gruppo ha riportato alla luce durante lo scavo archeologico del 2003 sull'isola di Flores, suggeriscono l´esistenza di una sorta di "terra di mezzo", con esseri umani alti un metro che cacciavano elefanti in miniatura, roditori giganti e draghi di Komodo.
Il professor Moorwood ha scritto "La scoperta degli Hobbit" per documentare le ricerche effettuate presso le caverne di calcare di Liang Bua sull'isola di Flores, in collaborazione con il suo collega Penny Van Oosterzee. Il progetto di Armidale, ha visto la partecipazione di una squadra di esperti australiani ed indonesiani ed è stato reso possibile dalla cooperazione della locale Comunità di Flores.
Il libro illustra nel dettaglio l'esistenza di un antico gruppo di persone "una specie umana del tutto sconosciuta e molto piccola che viveva su un'isola remota nell´est dell´Indonesia" e spiega le politiche moderne che hanno circondato la sorprendente scoperta.
Lo scheletro quasi completo e ottimamente preservato trovato dalla squadra è stato ribattezzato affettuosamente "l´Hobbit" per la notevole somiglianza ai personaggi di fantasia descritti da JRR Tolkien nel suo capolavoro, "Il signore degli anelli".
Si pensa che le ossa possano essere appartenute ad un esemplare femminile di Homo Floresiensis: un metro di altezza circa, la testa della dimensione di un pompelmo, collo e braccia lunghe naso piatto, grandi denti e mento molto poco definito, una specie umana precedentemente sconosciuta.
Nel libro, la scoperta dell´Homo Floresiensis viene indicata come fondamentale per lo studio dell´evoluzione della specie, in grado di trasmettere un´ondata di eccitazione a tutta la Comunità scientifica per le molte implicazioni storiche, religiose, sociali e biologiche.
Nel libro si affronta anche la risposta internazionale dei mezzi di informazione ad una simile sconvolgente possibilità. Si descrive il turbine di interviste, articoli, servizi giornalistici e pubblicazioni "per una scoperta scientifica di cui si parlava nei villaggi, nelle città, e perfino nei piccoli insediamenti umani vicini alle foreste. Era oggetto di conversazione nei saloni dei barbieri e di bellezza, nelle sale dell'università e a scuola, oltre che in qualsiasi posto di lavoro."
La rivelazione di un essere umano con cervello piccolo e ridotte dimensioni fisiche, è stata ancora più sensazionale in occasione del ritrovamento di attrezzi al sito dello scavo. L'esistenza di questi strumenti suggerisce che la specie cacciava, usava il fuoco e riuscì perfino a sviluppare una lingua, molti anni prima dell´avvento delle caratteristiche di civilizzazione umana moderna.
Il professor Moorwood sottolinea come le implicazioni possano essere di grande portata e piuttosto destabilizzanti, perché, se corrette, dimostrerebbero che il formato del cervello non è indice di intelligenza.
Il ritrovamento non è stato accolto senza polemiche e la legittimità delle nuove teorie è stata messa in discussione da numerosi scienziati intorno al mondo. Vi sono state critiche e accuse, addirittura quella di aver trafugato le ossa per svolgere ricerche private e forse alterarle.
"Lo scetticismo ed il rigore nel valutare nuovi risultati e teorie sono fondamentali nella scienza, ma lo deve essere similmente l'obiettività, una mente aperta e la capacità di accettare l´insospettabile" ha dichiarato il professor Moorwood.
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