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5 Maggio 2009 ARCHEOLOGIA
orvietonews.it
RIPRENDONO LE INDAGINI ARCHEOLOGICHE AL PORTO ROMANO DI PAGLIANO.
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Partiranno a metà maggio, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria e con il patrocinio del Comune di Orvieto, le nuove indagini relative al sito archeologico del Porto di Pagliano, nel territorio di Orvieto nelle vicinanze di Corbara, sito della media valle del Tevere identificato come porto fluviale dell'antica Volsinii a partire dall'età tardo-repubblicana. La novità della campagna di ricerca 2009 è che tutte le fasi di indagine beneficeranno del finanziamento di una società leader nel campo dell'ingegneria marittima e portuale, Acqua Tecno srl di Roma, che ha voluto celebrare i vent'anni dalla fondazione con un'iniziativa vicina al campo di lavoro aziendale ma, allo stesso tempo, fortemente radicata in ambito culturale, per sottolineare l'importanza della cultura storica nella progettazione.

La nuova fase di ricerca è stata presentata questa mattina alla stampa presso il Museo Archeologico di Orvieto dal Direttore della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, Ispettore Paolo Bruschetti, dall'Assessore alle Politiche per il Turismo e la Cultura del Comune di Orvieto, Giuseppe Maria Della Fina, dall'Architetto Vittoria Biego di Acqua Tecno srl e da Federico Spiganti dell'Associazione Porta Aurea di Todi, che coordinerà le attività di ricerca sul campo. Presenti alla conferenza stampa anche la Dottoressa Daniela Patrizi, proprietaria dell'Azienda Agricola "Tenuta di Corbara", nei cui terreni insistono le evidenze archeologiche, e che da molti anni collabora alle ricerche offrendo supporto logistico alle equipe impegnate negli studi sul posto e nello scavo; e il Dottor Stefano Talamoni, Direttore del Centro Studi "Città di Orvieto", che insieme alla Fondazione per il Museo "Claudio Faina" concentra sull'area archeologica di Pagliano la pratica di scavo degli studenti della Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica.

La scelta di Acqua Tecno di contribuire al finanziamento dell'indagine storico-archeologica, del restauro e della valorizzazione del Porto di Pagliano ha, come ha affermato l'Architetto Vittoria Biego, lo scopo di alimentare le conoscenze storiche relative alle opere marittime e portuali, cogliendo al tempo stesso l'occasione per mettere in luce le peculiarità professionali della società, che aderisce a questa campagna non solo con un finanziamento economico ma anche partecipando fattivamente con le proprie competenze per quanto riguarda gli aspetti storici e scientifici del progetto.

Il presidente dell'Associazione Porta Aurea, Federico Spiganti, ha invece spiegato come l'associazione - nata come spin off di "Intrageo", impresa archeologica che collabora con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria per progetti di ricerca, didattica e sorveglianza archeologica - miri alla promozione e al sostegno di iniziative di ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e storico-artistico attraverso l'elaborazione di progetti, l'organizzazione di eventi e la raccolta di fondi economici.

Grande soddisfazione è stata manifestata dal Dott. Paolo Bruschetti, responsabile degli interventi di scavo che dal 2000 ad oggi sono stati condotti e finanziati direttamente dalla Soprintendenza e indirettamente con fondi della Regione dell'Umbria. Secondo Bruschetti questo nuovo e qualificante accordo permetterà di proseguire indagini e ricerche su un sito che ha tutte le caratteristiche per poter essere considerato una delle aree archeologiche più interessanti dell'Orvietano, anche perché sono molto pochi in zona i siti con sicure tracce dell'epoca romana. Bruschetti ha anche accennato brevemente alle origini della messa alla luce del Porto di Pagliano, risalenti alla fine dell'800, quando la Banca Romana, allora proprietaria del terreno, finanziò un primo scavo che portò all'individuazione di una serie di ambienti collegati tra loro di cui solo alcuni furono scavati e recuperati. Nel corso di successive indagini dirette dall'ingegner Riccardo Mancini, vennero riportati in superficie circa 70 ambienti, mentre nel 1925 la Soprintendenza di Firenze propose un'opera di pulitura delle strutture che andavano deteriorandosi.

Le indagini successivamente si interruppero e il sito subì danni e dequalificazione con la costruzione della diga di Corbara e dell'Autostrada, fin quando a partire dal 2000, come ha sottolineato l'Assessore Giuseppe Maria Della Fina, si concentrano sull'area archeologica gli sforzi della Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica, istituita con un'intesa tra la Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto" e la Fondazione per il Museo "Claudio Faina": un insieme di ricerche che stanno portando a comprendere meglio la realtà di questo insediamento portuale e, attraverso di esso, la fase romana nell'Orvietano.

Da tutti è stata sottolineata l'importanza della collaborazione tra soggetti pubblici e privati per proseguire, in tempi di scarsi finanziamenti, nell'indagine e nella valorizzazione dei beni culturali. A risparmi di scala possono ormai contribuire la tecnologia e le nuove tecniche di diagnostica in campo archeologico, che spostano l'attenzione e il lavoro dell'archeologo più verso lo studio e la ricerca piuttosto che verso lo scavo puramente sondativo. Come di consueto le nuove indagini al Porto di Pagliano proseguiranno fino alla fine di agosto e, a conclusione, la Sovrintendenza provvederà a rendere conto dei risultati e del progredire della ricerca.

E' già aperto, intanto, il bando per il 7° Corso di perfezionamento promosso dalla Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica, che quest'anno è dedicato, come detto, all'applicazione di nuove tecniche con indagini e prospezioni archeologiche sul sito di Pagliano. Il corso si svolgerà con una prima settimana di teoria e confronto seminariale, e una seconda settimana di applicazioni sul campo scuola del Porto di Pagliano. Sulla base dei risultati dell'indagine e dello screening condotti a livello preliminare sul territorio, sarà verificata la possibilità effettiva di dare luogo agli scavi veri e propri, metodologia questa che potrà essere sperimentata anche per la prosecuzione degli scavi di Campo della Fiera. E' inoltre in corso la rielaborazione di tutti i dati raccolti nel corso degli scavi per una pubblicazione scientifica che permetta una ricostruzione esaustiva di quanto venuto alla luce a Pagliano in questi anni di ricerche.