Non ha un nome, bensì delle coordinate geografiche. Ma di certo si trova in Tibet ed è il posto più inaccessibile della Terra, secondo gli scienziati del Joint Research Center, organismo dell'Unione europea che valuta, appunto, l'accessibilità delle varie aree del pianeta.
Per individuare il fatidico "punto x", vi basta mettere nel navigatore satellitare o su google map le seguenti coordinate: 34.7°N, 85.7°E. E, se mai vi venisse la tentazione di raggiungerlo, sappiate che servirà un lungo viaggio fra le montagne. I luoghi abitati più vicini, sufficientemente grandi per chiamarsi città, sono infatti Lhasa e Korla. Da lì vi attende un peregrinare di tre settimane. Un giorno di macchina e venti a piedi lungo un percorso a 5200 metri di quota.
E' questo il risultato dello studio effettuato dal centro che ha sede in Italia (a Ispra in provincia di Varese), pubblicato dal World Development Report 2009 della Banca Mondiale e ripreso dal «New Scientist». L'articolata ricerca racconta che di selvaggio, ormai, sul pianeta Terra c'è ben poco. E dire che solo due secoli fa l'intellettuale Fredrick Jackson Turner parlava di "wilderness" indicando le grandi pianure del midwest e le deserte praterie dell'ovest degli Stati Uniti, peraltro già abitate dagli indiani.
In duecento anni tutto è cambiato. Secondo la ricerca, oggi, meno del 10 per cento delle aree del mondo si trova a più di 48 ore di viaggio via terra dalla città più vicina. E il più inaccessibile di tutti resta proprio il "punto X" tibetano, individuato dagli scienziati. Persino l'Everest risulta più accessibile. Per raggiungere il campo base della montagna più alta della Terra servono cinque giorni di cammino da Namche Bazar (centro urbano nepalese di circa cinquemila abitanti, nel cuore dell'Himalaya). E, in condizioni ideali, occorrono altri due giorni per salire in vetta (l'alpinista francese Benoit Chamoux salì e ridiscese in 24 ore, ma si trattava di un superman).
Certo studiare percorsi e possibilità sull'intero globo non è stato semplice. I ricercatori sono partiti da un quesito molto semplice: quanto ci vuole per arrivarci dalla città di 50mila abitanti più vicina? Poi hanno preso a far calcoli su qualche tonnellata di cartine. Segnando percorsi e difficoltà. Secondo quesit parametri: per percorrere un chilometro di strada in auto ci vogliono in media fino a 6 minuti a seconda delle condizioni del suolo. In treno 1 minuto e mezzo, esattamente come via mare. Per la percorrenza a piedi, dipende dal suolo: dai 60 minuti a chilometro per le foreste ai 24 minuti per le aree desertiche. Mentre su neve e ghiaccio ci vogliono almeno 48 minuti. Poi, per determinare l'effettiva accessibilità di un luogo, hanno messo in conto anche l'altitudine, la presenza di un confine e la pendenza. Ed eccolo lì: il "punto X" in Tibet, il più irraggiugibile del pianeta.
Chi aveva pronosticato il Sahara ha dovuto ricredersi. E così chi scommetteva sull'Amazzonia: l'estesa rete fluviale e il crescente numero di strade hanno ridotto al 20 per cento la superficie che dista più di due giornate dai centri urbani. Nel complesso, più di metà della popolazione mondiale vive a meno di un'ora da una città. Anche in Italia. Da noi il luogo più inaccessibile, stando alle cartine, pare essere il Monte Rosa, seguito dal Monte Cevedale (Parco nazionale dello Stelvio) e dal Cozzo del Pelegrino (Parco nazionale del Pollino in Calabria).
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