Robotica e realtà virtuale permettono un viaggio nel tempo, e reperti fisicamente lontanissimi possono essere toccati. Il 27 marzo verranno presentati i risultati del progetto Sant'Anna – Università di Pisa – Cnr Itabc
Robotica e realtà virtuale fanno rivivere le atmosfere dell'antico Egitto e dell'antico Oman e permettono a chiunque di poter "osservare" e "toccare", grazie ad apposite interfacce aptiche, reperti conservati in musei sparsi per il mondo, permettendo così un viaggio nel tempo.
La presentazione di questo "museo virtuale", frutto di un progetto a cui hanno collaborato il Laboratorio Percro della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, dell'Università di Pisa e del Cnr Itabc, avverrà durante la giornata di studio prevista per venerdì 27 marzo 2009 presso l'Aula Magna Storica dell'Università di Pisa in via Curtatone e Montanara, dalle 9.30 alle 13, e nel pomeriggio (14.30 – 17.00) nel Museo delle Collezioni Egittologiche, in via San Frediano 12. La giornata di studio, suddivisa in una serie di seminari tematici ai quali parteciperà – tra gli altri relatori - Massimo Bergamasco, Direttore del Laboratorio Percro, coincide con l'evento finale del progetto FIRB, "Tecnologie Integrate di Robotica ed Ambienti Virtuali in Archeologia".
Il progetto aveva come obiettivo l'integrazione di tecnologie robotiche e di ambienti virtuali in ambito archeologico, con particolare riferimento all'Oman e all'Egitto. I risultati delle operazioni di esplorazione e di rilievo degli scavi saranno quindi resi visibili e messi a disposizione del pubblico, composto da studenti universitari come da semplici appassionati, in un museo virtuale interattivo.
Il progetto ha anche permesso la progettazione e realizzazione di un museo virtuale interattivo per la fruizione di reperti archeologici già "digitalizzati" e per la visualizzazione in tempo reale dei siti archeologici. Le installazioni interattive (Museo Virtuale e Web-Community) presentate il 27 marzo al Museo delle Collezioni Egittologiche offriranno la possibilità di visualizzare i reperti archeologici che, nel corso del progetto, sono stati digitalizzati attraverso tecnologie laser. I reperti saranno inseriti nella ricostruzione tridimensionale dei tre siti archeologici coinvolti nel progetto, anch'essa basata su dati ricavati sul terreno reale.
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