I primati hanno sviluppato l'abilità di riconoscere ed individuare i membri della stessa specie (conspecifici), a partire dalla faccia. Già Charles Darwin nei memorabili saggi "On the Origin of Species" (1859), e "The Expression of Emotions in Man and Animals" (1872), in una prospettiva evoluzionistica, aveva intrapreso lo studio delle espressioni facciali delle scimmie alla ricerca del rapporto con gli esseri umani. Adesso, un gruppo di ricerca del Max Planck Institute for Biological Cybernetics ha dimostrato che le scimmie rhesus (macachi) e gli esseri umani adottano le stesse strategie per processare le facce di
conspecifici: entrambe le specie, per prima cosa, focalizzano lo sguardo sugli occhi di individui della stessa specie, mentre lasciano che lo sguardo scorra sull'intera superficie della faccia dell'altro, per coglierne gli aspetti caratteristici, di fronte ad un soggetto di specie diversa da quella di appartenenza (non-conspecifico).
Ciò indica che lo stesso meccanismo percettivo si è sviluppato nel cervello, in entrambe le specie, durante l'evoluzione, e rappresenta la prima, chiara, evidenza che un processo di tipo olistico - la percezione di parti del viso (la regione degli occhi) come un tutto integrato - guidi la scansione delle facce di conspecifici. Nella sessione sperimentale, ad un gruppo di volontari umani e di macachi, venne mostrata una serie di immagini raffiguranti facce di umani e di altri macachi. Le immagini erano presentate sia "normalmente" (face to face) che capovolte. Per ogni immagine fu misurata la percentuale di puntamento dello sguardo dell'osservatore sulla regione degli occhi o sull'intera superficie facciale.
E' particolarmente difficile riconoscere le facce in posizione sottosopra - un effetto studiato in psicologia della percezione - poiché l'usuale meccanismo di analisi del volto non riesce a funzionare. Di contro, è noto che lo sguardo di un osservatore è attratto dagli occhi dell'altro quando la faccia è mostrata "normalmente". Questi due aspetti possono essere usati per mettere in evidenza differenti strategie: ripetute focalizzazioni visive sulla regione degli occhi sono un chiaro segnale di un "normale" processamento del viso altrui. I risultati della ricerca indicano che questa strategia viene adottata dai macachi soltanto nei confronti di altre facce di macachi, e dagli esseri umani unicamente al cospetto di visi umani, persino quando gli individui delle due specie considerate presentano caratteristiche facciali (riferite ad occhi, naso, bocca), comparabili ed alquanto somiglianti.
Inoltre, i movimenti oculari registrati in entrambe le specie sono esattamente gli stessi in presenza di facce di individui di altra specie, così come per le facce capovolte: in ambedue i casi lo sguardo dell'osservatore non si fissa sugli occhi ma si sposta dalla regione oculare ad altre parti della faccia, in modo piuttosto distribuito. Dunque i macachi sono esperti nel riconoscimento delle facce di altri macachi e gli esseri umani sono altrettanto esperti per i volti umani. "La cosa più sorprendente è che anche le strategie percettive per proessare le facce di individui di altra specie sono esattamente le stesse. Uomini e scimmie sono perfino più simili di quanto ritenuto in precedenza" - commenta Christoph Dahl, coautore dello studio pubblicato online su "Current Biology".
Guardare, osservare l'altro, è anche un modo di capire e di apprendere. La ricerca del Max Planck Institute for Biological Cybernetics apporta un contributo al dibattito in corso nella comunità scientifica sulle modalità di percezione facciale nei primati e ben si inserisce nel clima di celebrazioni in onore di Charles Darwin; nel 2000 ricorrono i 200 anni della nascita del grande naturalista inglese e il centocinquantenario della prima edizione del suo capolavoro scientifico "On the Origin of Species", pubblicato dopo più di venti anni di studi assidui, di raccolta di dati desunti dalle varie discipline e dalle proprie osservazioni. In particolare, con la serie di eventi "Darwin 200", The Natural History Museum di Londra celebra il bicentenario della nascita dell'autore della teoria dell'evoluzione per selezione naturale.
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