Studio di Italia e Belgio su ´Nature': l'organizzazione fondata su uguaglianza fa funzionare meglio le comunità di microbi
Roma, 9 mar. (Adnkronos) - Anche per i microbi l'organizzazione fondata sull'eguaglianza e la democrazia è la più adatta al funzionamento e alla salvaguardia del sistema. I batteri, come gli esseri umani, vivono infatti in comunità complesse caratterizzate da grande diversità. E anche per loro la forma "democratica" di organizzazione sembra essere la più adeguata a garantire la funzionalità dell'intera comunità. E' questa la curiosa e affascinante conclusione alla quale è giunto uno studio svolto da ricercatori di Italia e Belgio in pubblicazione su "Nature".
Lo studio, intitolato "Initial community evenness favours functionality under selective stress", dimostra come l'iniziale condizione di uguaglianza in una comunità di batteri sia un fattore chiave nel tutelarla da condizioni di stress, garantendo la funzionalità e la stabilità dell'intero ecosistema. Il lavoro è stato sviluppato da un consorzio di gruppi di ricerca dell'Università di Milano e dell'Università di Gent, in Belgio. All'Università di Milano, la ricerca è stata coordinata da Daniele Daffonchio, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche.
"Questo studio ci dice che la natura non contraddice i principi della democrazia che, in questo caso, fa funzionare meglio intere comunità di batteri" afferma il coordinatore italiano dello studio, Daniele Daffonchio. "Utilizzando microcosmi sperimentali con comunità batteriche con lo stesso numero di specie ma con un diverso numero di individui per ciascuna specie, questo studio mostra come l'eguale numero di individui per ciascuna specie inizialmente presente nella comunità sia un fattore chiave per la salvaguardia della stabilità e della funzionalità dell'ecosistema".
In particolare, nella ricerca si dimostra, continua Daffonchio, che "una comunità reagisce più rapidamente a uno stress se le specie che la compongono mostrano una distribuzione uniforme del numero di individui. Al contrario, quando una comunità dipende fortemente da una specie dominante, si rivela molto più esposta alle fluttuazioni dell'ambiente che la circonda. In altre parole, la selezione che porta al dominio di una o di poche specie sulle altre non garantisce affatto una buona performance dell'ecosistema".
Si tratta, secondo i ricercatori, di una scoperta "che apre nuove interessanti prospettive per gli scienziati che si occupano di scienze agroambientali, scienze alimentari e microbiologia medica. Tecniche molecolari già sperimentate potrebbero venire usate per pronosticare difetti di funzionamento di ecosistema e per gestire processi biotecnologici con comunità microbiche complesse, in grado di assicurare performance di lunga durata".
Negli ultimi anni, infatti, in relazione alla crisi globale della biodiversità, i fenomeni di relazione tra le funzioni di un ecosistema e il livello di biodiversità, e in particolare l'effetto della biodiversità sulla funzionalità di un ecosistema, sono diventati oggetti di studio di forte rilievo in ecologia.
La ricerca pubblicata su Nature è parte di un progetto che ha come obiettivo finale l'individuazione dei fattori chiave che guidano il comportamento delle comunità microbiche complesse, e che, se correttamente controllati, possono permettere di sfruttare biotecnologicamente le comunità microbiche stesse per le applicazioni nelle scienze agrarie, ambientali e biomediche.
E, secondo i ricercatori, "si tratta di tematiche destinate ad avere notevole sviluppo. Nei prossimi decenni i microbiologi dovranno prepararsi a manipolare correttamente i sistemi microbici complessi, partendo da un punto di vista basato su parametri affidabili e validati". La "Gestione della Risorsa Microbica" (Mrm, Microbial Resource Managenment), infatti sta emergendo come importante strumento per la gestione sostenibile degli ecosistemi e la risoluzione di innumerevoli problematiche legate all'ambiente e alla salute.
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