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6 Marzo 2009 ARCHEOLOGIA
Liutprand.it
DOV´ERA REALMENTE AQUISGRANA, LA CAPITALE DI CARLO MAGNO?
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Nei libri di storia si afferma che nel 786, dopo la conquista del Regno dei Longobardi, Carlo fondò la propria capitale ad Aquisgrana e che tale città corrisponderebbe alla moderna Aachen, nella Renania tedesca, ma nessuna prova storica dimostra con certezza che la capitale carolingia fosse collocata ad Aachen. Nessun autore dice in quale delle tre province dell'Impero (Germania, Francia o Italia) si trovasse Aquisgrana. Sino a che tutti sapevano dov'era, nessuno scrittore s'è preoccupato di localizzarla.

Il professor Giovanni Carnevale propone da oltre vent'anni una radicale revisione di quel periodo storico. Carnevale è un salesiano d'origini molisane, è stato insegnante di Latino, Greco, Storia dell'Arte, è esperto d'archeologia, ed oggi è in pensione. Egli è sicuro che Carlo Magno costruì Aquisgrana non ad Aachen, ma nel Piceno, in Val di Chienti, non lontano da Macerata, da Fermo e dal mare Adriatico.

La prima "Francia"

La storiografia medievale sostiene tre argomenti erronei e cioè che nel Medioevo esistessero una sola Aquisgrana (Aachen); una sola Francia (l'attuale); una sola Roma (quella dei papi). Invece nel Medioevo esistettero due successive "Aquisgrana". Una prima in Italia, nel Piceno in Val di Chienti, ad Aquas grani appunto; una seconda su suolo germanico, ad Aachen. La prima fu fondata da Carlo Magno, la seconda fu fondata dal Barbarossa nel sec. XII, dopo la Translatio Imperii dall'Italia alla Germania. Dopo l'800 Carlo Magno fondò in Val di Chienti, a circa 10 km dalla Aquisgrana picena, una Nuova Roma, sede del rinato Impero Romano d'Occidente, da contrapporre a Bisanzio, nuova Roma d'Oriente. La storiografia non si è mai occupata dell'esistenza di questa "Nuova Roma", perché l'ha confusa con la Roma dei Papi. Roma in Val di Chienti fu distrutta nel corso per la lotta per le investiture da Roberto il Guiscardo, il 29 maggio 1084. Quando infine Parigi sostituì l'Aquisgrana picena come sede dello Stato dei Franchi, verso il Mille, anche la Gallia perse il suo antico nome romano e divenne Francia.

Dalle fonti appare evidente che alle origini l'Aquisgrana carolingia sorgeva in "Francia" (Piceno), quando ancora la Gallia manteneva immutato l'antico nome romano. Ne deriva che non solo Aquisgrana ma anche la Francia era nel Piceno in Val di Chienti. Le fonti presentano anche tracce d'inquinamento, quando dell'Aquisgrana italiana s'era perso il ricordo. Occorre eliminare un dato leggendario. Lo scrittore Filippo Davoli di Macerata ricorda che sua madre Maria Celeste, nata a Fermo, parlava degli abitanti della sua Val d'Ete come di gente che viveva in Francia. Inoltre, ancora oggi, alcuni suoi amici che abitano in quella valle dicono con naturalezza: "io abito in Francia". Allora la Gallia non era ancora Francia. Fu il territorio d'Aquisgrana la "prima sedes Franciae", come riferisce Nitardo (IV, 1) e nella tradizione popolare il Piceno ha continuato ad essere Francia sin dopo l'anno Mille. Fonti francescane riferiscono che la madre di San Francesco proveniva dalla Francia, che il padre Bernardone andava spesso da Assisi a vendere stoffe in Francia e vi andava Francesco, che ne conosceva la lingua, pur senza aver mai valicato le Alpi.

L'idea d'Europa andò prendendo forma nell'Alto Medioevo dal rapporto dialettico che si stabili fra Aquisgrana e la Roma dei Papi. Allentatisi i legami con Bisanzio, nel Piceno in Val di Chienti si andò affermando la "Nuova Roma" d'Occidente, sede politica e militare dei Carolingi. L'antica Roma, sede del papato e centro religioso della cristianità, continuò a dipendere dai Papi.

La mitica Aquisgrana, capitale del Sacro Romano Impero, che nessuno storico ha mai localizzato, la città in cui s'incoronavano i re dei Romani, città dei Carolingi prima e degli Ottoni poi, non era Aachen e non poteva essere a nord delle Alpi, ma doveva trovarsi in ambiente mediterraneo, nella picena Val di Chienti, tra le odierne città di Macerata e Fermo. Proviamo a ricostruire la situazione geografica d'Aquisgrana nel Piceno. Per esaltare il prestigio imperiale furono accolte a corte le migliori intelligenze d'Europa. Affluirono alla Francia del Piceno, al Palatium carolingio d'Aquisgrana, maestranze specializzate di origini orientali. Si ebbe in Val di Chienti una straordinaria fioritura delle arti e delle lettere, che la storia ha consacrato col nome di "Rinascenza carolingia". In una lettera a Carlo Magno, Alcuino ne parla come se "in Francia fosse risorta una nuova Atene, persino superiore all'antica".

Da quale termine deriva il nome Aquisgrana? Nell'anno 100 dopo Cristo San Marone morì martire nella Val di Chienti, presso l'attuale Urbisaglia, ove sorgeva un antico santuario di guarigione tramite le acque, dedicato al dio italico Granno, identificato anche col greco Apollo. All'interno del themenos o recinto sacro del tempio sgorgavano sorgenti d'acque calde, e i pagani credevano che il dio conferisse loro virtù curative; esso era quindi molto frequentato. Al santuario del dio Apollo–Granno inviò più volte doni, per ottenere la guarigione, l'imperatore romano Caracalla (212–217), che una volta vi si recò anche in pellegrinaggio. Lo riferisce lo scrittore greco Dione Cassio. Quando Carlo Magno costruì il suo Palatium ad Aquas Grani, in Val di Chienti persisteva ancora il ricordo del dio e delle sue salutari acque. Il termine Aquisgrana deriva perciò dall'antica locuzione. Le rovine del Palazzo di Carlo Magno in Val di Chienti erano ancora visibili nel 1550, quando Andrea Bacci, noto archiatra di Sant'Elpidio a Mare, scriveva che nella piana del Chienti "si vede ancora una parte d'un palazzo da campagna antico, che fino al dì d'oggi dalla memoria di sì gran fazione è chiamato il Palazzo di Re Carlo". (1)

Nel sec. XIX il Romanticismo tedesco rivalutò il Medioevo. Risale ad allora il pregiudizio che Aachen fosse l'Aquisgrana carolingia. Ogni volta che nelle fonti ci s'imbatte in notizie in contrasto con tale affermazione, le stesse fonti sono considerate false o inesatte. Non esistono però prove concrete a suffragare la teoria che si tratti della sede di Carlo Magno. Nel sottosuolo si sono cercate, ma non si sono mai trovate, le tracce della Nuova Roma e del Palatium, che si suppone scomparso perché assorbito dalle fondamenta del gotico Rathaus. La planimetria del complesso carolingio, spesso riprodotta sui manuali, è solo una ricostruzione immaginaria, elaborata con dati presi dalle fonti scritte.

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