sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
26 Febbraio 2009 ARCHEOLOGIA
Repubblica.it
Così il sesso nella preistoria la prima volta milioni di anni fa
tempo di lettura previsto 3 min. circa

IL sesso è cominciato 380 milioni di anni fa. Secondo una ricerca condotta da un team internazionale, è stato un pesce australiano uno dei primi vertebrati conosciuti a riprodursi fecondando le uova con un rapporto sessuale. Finora gli scienziati credevano che, a quei tempi, tutto si svolgesse a distanza, con la femmina che depositava le uova all'esterno e il maschio che, in un secondo momento, le fecondava. Invece no. Anche i pesci preistorici facevano l'amore. E il ritrovamento di un fossile con un embrione di 5 centimetri in grembo toglie ogni dubbio in proposito.

Questa scoperta ha portato la ricercatrice Zerina Johanson del London's Natural History Museum (tra gli istituti che hanno partecipato allo studio) e altri colleghi a stravolgere le tesi finora sostenute in proposito, reinterpretando la conformazione di un fossile già esposto nel museo. La ricerca, pubblicata su Nature, dimostra che i meccanismi di fecondazione animale si sono evoluti molto più velocemente di ciò che si pensava.

"Questi pesci - spiega l'esperta - presentano una delle più antiche manifestazioni di riproduzione interna. Testimonianze di biologia riproduttiva sono assolutamente rare nei fossili e la nostra sorpresa è stata ancora più grande quando abbiamo scoperto che il tipo di riproduzione non era affatto primitivo". Dunque gli embrioni già 380 milioni di anni fa si sviluppavano nel grembo materno e non all'esterno, nell'acqua.

Il fossile di pesce ritrovato risale al periodo Devoniano, durato da 395 a 345 milioni di anni fa, il suo nome scientifico è Incisoscutum ritchiei. Appartiene a un gruppo di animali preistorici conosciuti come Placodermi, una classe completamente estinta di vertebrati simili ai pesci moderni. Erano dotati di un carapace osseo molto sviluppato nella regione craniale e in quella toracica. Le due parti erano articolate tra loro in modo da permettere il movimento della parte superiore della testa, probabilmente per favorire l'apertura della bocca.

Gli studiosi hanno analizzato la struttura pelvica del fossile, notando una sottile modificazione all'altezza della pancia. Gli autori dello studio ritengono che questa conformazione corporea, tipica degli squali moderni, potrebbe essere servita al maschio per tener ferma la femmina durante il rapporto. "La valva è un organo erettile intermittente che viene poi inserito nel corpo femminile per trasportare lo sperma", spiega il co-autore John Long, paleontologo del Museum Victoria in Australia.

In una particolare specie di Placoderma, lo ptictodontide, questo organo è ricoperto di osso e uncinato. "Questo nuovo gruppo ha la valva molto più flessibile. Nel nostro studio suggeriamo che si tratti del primo esempio di fecondazione erettile maschile, poiché una parte di questo organo è fatta di cartilagine morbida", conclude Long.

Il processo di fecondazione interna e di messa al mondo distingue alcuni pesci e mammiferi da altri animali, come rettili e anfibi. La dottoressa Johanson ritiene che questo fosse il metodo riproduttivo più diffuso tra questi pesci preistorici e non esclude che la cosa possa aver riguardato anche altre specie. "Il sesso era più comune di ciò che si pensava. Fino a ieri credevamo che la fecondazione esterna fosse la principale forma di riproduzione, oggi sappiamo che la più diffusa era l'accoppiamento".

Il fossile che ha portato alla scoperta si trova nel museo londinese dagli anni '80 ma inizialmente si credeva che fosse morto subito dopo aver mangiato e che la protuberanza in questione fosse in realtà determinata dalle ossa del piccolo pesce di cui si era appena cibato. E' stata la dottoressa Johanson, in collaborazione con altri colleghi, a mettere in discussione questa interpretazione, giungendo alla conclusione che "l'ultimo pasto" fosse in realtà un embrione.

(26 febbraio 2009)