Il patrimonio genetico dei membri di una famiglia è così simile che, anche quando genitori e figli non si conoscono, è comunque possibile stabilirne la parentela con l'analisi del Dna. Basandosi su questo fatto, uno studio inglese ha dimostrato come alcuni uomini, non imparentati tra loro ma con lo stesso cognome, discendono tutti da un unico antenato risalente al XIV secolo.
COGNOMI INSOLITI - La ricerca ha preso in considerazione 1.600 cittadini inglesi, non imparentati tra di loro, con 40 cognomi comuni (incluse le variazioni ortografiche). Turi King e Mark Jobling, dell'Università di Leicester, hanno appurato che tra gli uomini con un cognome raro (meglio se localizzato geograficamente, come ad esempio Grewcock, Wadsworth, Ketley), esiste una linea ereditaria continua a partire dai primi antenati della famiglia. I nipoti che portano oggi il loro cognome, insieme a esso hanno ricevuto dai padri anche il genoma del cromosoma sessuale Y. La stessa cosa non accade invece per i nomi familiari molto diffusi, come per esempio quelli legati ai mestieri (Smith, uno dei cognomi anglosassoni più diffusi al mondo, vuol dire «fabbro»). È più probabile che questi in passato siano stati adottati da persone non imparentate tra loro e che quindi non condividevano neppure il genoma.
LONTANI PARENTI - L'indagine è stata condotta in Inghilterra ma le conclusioni sono applicabili a livello internazionale. Grazie a questa scoperta infatti sarebbe possibile ricostruire i legami genealogici effettivi delle famiglie sparpagliate per il mondo che condividono un cognome particolare, anche laddove non esistono archivi parrocchiali o ci sono documentazioni incomplete. Nello specifico i cognomi inglesi furono introdotti in Bretagna dopo la conquista normanna (nel X secolo d. C.) ed erano ampiamente diffusi già pochi secoli dopo, perciò i vari Attenborough e Ravenscroft di oggi hanno probabilmente tutti un unico antenato comune inglese vissuto 700 anni fa.
APPLICAZIONI ANTROPOLOGICHE E FORENSI - Grazie a questi risultati sulle famiglie britanniche, gli scienziati hanno anche sfatato la credenza popolare sui figli illegittimi: «Le persone spesso citano un detto per cui una persona su dieci sarebbe un figlio illegittimo. I nostri studi invece dimostrano che si tratta di un'esagerazione. La frequenza reale è di un illegittimo ogni 25», dichiara il prof. Jobling. Inoltre, potendo mettere in stretta relazione il genoma con determinati cognomi, in futuro lo studio potrà essere di grande aiuto anche alla scienza forense che potrebbe identificare il cognome dei colpevoli direttamente dall'analisi del Dna trovato sulla scena del crimine.
Valentina Tubino
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