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1 Febbraio 2009 ARCHEOLOGIA
galileonet.it
ASTEROIDI SOTTO LA LENTE
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Una nuova tecnica ideata da un gruppo italo-francese permette di ottenere informazioni dettagliate su corpi di piccole dimensioni, lontani oltre 180 milioni di chilometri dalla Terra

L'effetto è quello di una gigantesca lente di ingrandimento che permette di misurare, con estrema precisione, le dimensioni di asteroidi di qualche migliaio di metri di diametro, e distanti dalla Terra oltre 150 milioni di chilometri. Praticamente dei granelli di polvere dispersi nell'Universo.

Il merito va a un gruppo di ricercatori italiani e francesi guidato da Marco Delbo, astrofisico dell'Observatoire de la Cote d'Azur, che ha messo a punto una nuova metodo di osservazione. La tecnica sfrutta le caratteristiche del Very Large Telescope Interferometer, un sistema di quattro telescopi posizionati sulle Ande cilene, ciascuno dal diametro di 8 metri. "I telescopi lavorano in parallelo, riuscendo a raggiungere un'acutezza visiva pari a quella di un singolo telescopio dal diametro di 47 metri", spiega Sebastiano Ligori dell'Inaf-Osservatorio Astronomico di Torino, tra gli astronomi che hanno ideato la tecnica. Il sistema riesce a catturare dettagli di asteroidi sinora "invisibili" perché troppo distanti dalla Terra.

I ricercatori hanno collaudato il sistema di telescopi osservando Barbara, un asteroide lontano ben 180 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Le immagini hanno permesso di scoprire che si tratta di un asteroide composto apparentemente da due corpi principali, del diametro di 37 e 21 chilometri, distanti tra loro almeno 24 chilometri. "Le due parti sembrano essere a contatto, il che rende Barbara simile a una gigantesca nocciolina americana", racconta Delbo, "ma potrebbero anche essere separate". Se così fosse si potrebbero ottenere risultati ancora più importanti: combinando le informazioni su forma e dimensioni di Barbara con quelle della sua orbita, i ricercatori potrebbero calcolarne la densità e comprenderne la composizione. Per ora si dovranno aspettare i dati delle prossime osservazioni.

Per Belbo e colleghi, la nuova tecnica potrà aiutare a comprendere come polveri e ciottoli cosmici si siano aggregati per formare i corpi celesti che osserviamo oggi, risalendo sempre più indietro nel tempo sino ad arrivare agli albori del nostro Sistema Solare.

ENGLISH VERSION

Asteroids under the magnifying glass

A new technique devised by a French-Italian group to obtain detailed information on small bodies, far more than 180 million km from Earth

The effect is that of a giant magnifying glass to measure with extreme precision, the size of asteroids a few thousand meters of diameter, and distant from the Earth over 150 million kilometers. Virtually the grains of dust scattered in the universe.

The credit goes to a group of French and Italian researchers led by Mark Delbono, astrophysicist dell'Observatoire de la Cote d'Azur, which has developed a new method of observation. The technique exploits the characteristics of the Very Large Telescope Interferometer, a system of four telescopes located on the Chilean Andes, each the diameter of 8 meters. "The telescopes work in parallel, managing to reach a visual acuity equal to that of a single telescope diameter of 47 meters, " says Sebastian Ligorio dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Torino, among astronomers who conceived the technique. The system is able to capture details of asteroids hitherto "invisible" because they were too distant from Earth.

The researchers tested the system by observing telescopes Barbara, a very distant asteroid 180 million kilometers from Earth. The images have helped to discover that an asteroid is apparently composed of two main bodies of diameter 37 and 21 kilometers, and are at least 24 kilometers. "The two parties appear to be in contact, making Barbara like a gigantic American nut", Delbono says, "but could also be separated." If so you could achieve even more important: by combining the information on shape and dimensions of Barbara with those of its orbit, the researchers could calculate the density and understand its composition. For now we must wait for next data points.

For Belbo and gentlemen, the new technique may help to understand how cosmic dust and pebbles have been aggregated to form the celestial bodies we see today, going back even further behind over time until arriving at the dawn of our Solar System.

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