Recenti studi rivelano che il metallo, ritenuto finora inerte e innocuo per l'ambiente, può avere effetti negativi sul ciclo biologico di animali e piante
Il tungsteno, il metallo di cui sono costituiti i filamenti delle lampadine a incandescenza, potrebbe essere più pericoloso per l'ambiente di quanto ritenuto finora. La sua reputazione è messa in discussione in un articolo di Rachel Petkewich pubblicato sulle pagine del Chemical&Engineering News Magazine, settimanale dell'American Chemical Society.
Buon conduttore di elettricità, resistente alla corrosione degli acidi, con il punto di fusione più elevato di tutti i metalli: grazie a queste caratteristiche, il tungsteno è stato ampiamente utilizzato nell'industria elettrica e per la produzione di leghe. In più, gli scienziati lo hanno sempre ritenuto un elemento chimicamente inerte, insolubile in acqua e soprattutto non ecotossico. Motivo per cui è stato anche preferito al piombo dall'industria militare statunitense. Ora, però, nuovi studi ne mettono in dubbio l'eco-compatibilità, tanto che sia il Dipartimento della Difesa sia l'Agenzia di Protezione Ambientale americane lo hanno recentemente classificato come "contaminante emergente". Sembra infatti che alcuni composti del metallo si diffondano rapidamente nel suolo e nelle acque, interferendo con i cicli vitali di piante e animali.
Qualche esempio: Anthony Bednar, geochimico dell'Environmental Laboratory dello U.S. Army Engineer Research&Development Center, ha dimostrato che i composti di tungsteno e sodio possono inibire la riproduzione dei lombrichi. E l'ecologo Nikolay Strigul del Center for Environmental Systems presso lo Stevens Institute of Technology (Usa) ha scoperto che alcune forme del metallo possono bloccare la crescita delle piante e causare la morte di organismi acquatici.
Sebbene questi indizi siano allarmanti, gli autori dell'articolo invitano alla cautela perché al momento non sono disponibili dati sufficienti per dire se il tungsteno sia o meno una minaccia per l'ambiente. Non resta quindi che aspettare gli esiti di nuovi e più approfonditi studi per conoscere appieno i suoi effetti su flora e fauna
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