MILANO - L'aria pulita è buona da respirare e questo si è sempre saputo, ma ora sappiamo anche che, come un po' di buonsenso avrebbe suggerito, allunga la vita. La ricerca, portata avanti dalla Brigham Young University in collaborazione con la Harvard School of Public Health, ha preso in esame 51 metropoli e ha confrontato i dati inerenti l'aspettativa di vita degli abitanti con quelli riguardanti l'inquinamento atmosferico in un periodo compreso tra il 1980 e il 2000. I ricercatori hanno rilevato che la vita media si è accresciuta di 2, 72 anni a partire dal 2000 e assegnano il 15 per cento del merito alla diminuzione delle emissioni inquinanti. Altri studi affermano che una cattiva qualità dell'aria peggiora le condizioni di chi soffre di malattie cardiache o polmonari. Un esempio europeo è quello della Gran Bretagna dove stime ufficiali quantificano in otto mesi il danno dell'inquinamento dell'aria sull'aspettativa di vita.
LO STUDIO - I ricercatori hanno usato modelli statistici avanzati che hanno permesso loro di sgomberare il campo dalle altre variabili in grado di condizionare la durata della vita delle persone (come il fumo o la condizione sociale). La ricerca ha preso in esame soprattutto l'inquinamento dovuto al PM 2.5, le famigerate polveri sottili dovute prevalentemente al traffico automobilistico (e in grado di depositarsi nei nostri polmoni) e sospettate di peggiorare fenomeni asmatici e malattie cardiache. Il risultato cui sono approdati gli studiosi è che 10 microgrammi per metro cubo di particolato inquinante in meno rappresentano sette mesi di vita in più. Tra le città in esame, quelle che con maggiore decisione hanno perseguito l'obiettivo di migliorare l'aria per i propri abitanti hanno regalato loro ben dieci mesi di aspettativa di vita in più. Pittsburgh e Buffalo, che partivano dall'infelice condizione di essere tra le metropoli con l'aria peggiore, hanno visto decrescere le polveri sottili di 14 microgrammi per metro cubo.
LE CONCLUSIONI - «Abbiamo la prova che stiamo ottenendo un consistente ritorno dal nostro investimento speso per migliorare la qualità dell'aria. Questo non porta solo miglioramenti all'ambiente ma anche alla nostra salute», sostiene uno dei ricercatori coinvolti nello studio, il dottor C. Arden Pope. In Europa una ricerca di questo tipo non è ancora possibile poiché i dati necessari hanno iniziato a essere raccolti in tempi troppo recenti per fornire un dato statistico attendibile. Tuttavia, ufficiosamente, traspare dal mondo scientifico un piccolo vantaggio europeo rispetto all'aspettativa di vita americana. Resta quindi invariato il valore del consiglio della nonna di stare all'aria aperta. Se non è troppo inquinata.
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