Per gli egizi, la morte era un evento drammatico, non la fine della vita terrena e l'inizio di quella eterna. Essi, però, riponevano la speranza di aggirare il pericolo della morte eterna in una serie di accurati e previdenti espedienti che riguardavano il rito e il momento della sepoltura. A questo non fece eccezione il sacerdote Pasherienaset, vissuto circa 2600 anni fa ad Edfu, nell'Alto Egitto, il quale credeva che se il tempo avesse danneggiato il suo corpo imbalsamato, solo la statuetta di pietra che lo rappresentava avrebbe potuto garantirgli la vita eterna. A lungo separata dal corpo del proprietario, la statuetta funeraria di Pasherienaset si riunisce, finalmente, alla mummia del sacerdote entrando a far parte, insieme al corredo del sarcofago, della collezione permanente del Museo di Archeologia Ligure.
Una lunga avventura ha separato e poi ricondotto la statuetta, attraverso strade tortuose, al suo proprietario; un'avventura che Guido Rossi, direttore del Museo di Archeologia Ligure, ha ricostruito per l'Adnkronos Cultura. "Il corredo di Pasherienaset venne disperso nell'Ottocento, in seguito probabilmente alla violazione o agli scavi archeologici, iniziando così il suo lungo viaggio attraverso tre continenti. La prima notizia certa che riguarda la statuetta e' una sua descrizione all'interno del catalogo di una collezione di reperti egizi dell'allora ministro degli Esteri in Egitto, un armeno molto facoltoso e potente. La descrizione risale al 1911, cioè quando, dopo la morte del collezionista, la raccolta fu smembrata e venduta". Dalla tomba del sacerdote, che proprio alla sua presenza accanto al sarcofago affidava la sicurezza nell'aldilà', la statuetta passò di mano fino a giungere in quelle dell'armeno e poi nel negozio di un antiquario ebreo.
"Proprio accanto alla casa dell'ambasciatore c'era il lussuoso Shepard Hotel, nel quale Michel Abemayor, antiquario ebreo, aprì il suo negozio di antichità acquisendo i pezzi della collezione del ricco armeno. Negli anni Sessanta, il nipote dell'antiquario si trasferì in America: la collezione e la statuetta partirono con lui finendo a New York, in un negozio di Madison Avenue". Ma nel frattempo, cosa era accaduto alla mummia e al sarcofago del sacerdote Pasherienaset? "La violazione della tomba del sacerdote aveva disperso tutto il corredo funerario, non solo la statuetta - ha spiegato Rossi - Sarcofago e mummia ricomparvero solo nel 1931, quando vennero donati al Museo di Archeologia Ligure da Emanuele Figari, appartenente a una famiglia che aveva a lungo vissuto in Egitto e il cui membro più famoso era Antonio Figari, farmacista cui spetta il merito di aver introdotto la farmacopea occidentale in Egitto, e che probabilmente aveva acquisito parte del corredo funerario del sacerdote".
Quando il sarcofago giunse al museo ligure, il destino prese il suo corso: la studiosa statunitense Rosalie Moss, nel 1961, decifrò i geroglifici sul sarcofago, attribuì la mummia a Pasherienaset e fece notare che la sua statuetta era stata esposta a Brooklyn qualche tempo prima, in occasione di una mostra sull'arte egizia. Appunto che, però, cadde nel dimenticatoio per più di trent'anni.
"L'occasione per ricordarsene fu il restauro operato sulla mummia del sacerdote, al termine del quale, nel 1999, allestimmo la mostra Io vivrò per sempre - ha proseguito Rossi - e decidemmo di cercare la statuetta dispersa sul mercato antiquario statunitense. A conoscenza della nostra ricerca, il Metropolitan Museum ci scrisse nell'agosto del 2004, avvertendoci che la statuetta sarebbe stata venduta all'asta da Sotheby's, il 9 dicembre dello stesso anno. Avevo qualche mese per partecipare all'asta, cosa piuttosto complicata, ma per fortuna intervenne la famiglia Garrone che si fece carico della spesa e acquistammo il pezzo. L'anno successivo, nasceva la fondazione "Edoardo Garrone" e la famiglia festeggiò l'avvenimento con l'esposizione della statuetta, in seguito alla quale la fondazione cedette in comodato il pezzo al Museo di Archeologia Ligure, rendendo possibile il suo ricongiungimento con la mummia del sacerdote".
Un evento eccezionale sotto diversi punti di vista: per il valore scientifico dell'acquisizione che completa il corredo funerario del sacerdote; perché si tratta di una delle rare volte in cui un pezzo giunge in Italia dagli Stati Uniti, e non viceversa; per il valore simbolico che l'evento racchiude. La statuetta, tipica della produzione della XXVI dinastia (664-525 a.C.) e alta 25 cm, ritrae Pasherienaset frontalmente nella pienezza del vigore, rispondendo così ai requisiti di perfezione che la vita ultraterrena esigeva. Sul pilastro dorsale, i geroglifici identificano il proprietario, mentre la colonna di destra reca la formula d'offerta. Grazie al ritorno della statua, che secondo la tradizione contiene il "ka", lo spirito del defunto, le "anime" che convivevano nel corpo del sacerdote si ricongiungeranno nella "seconda vita", rendendo a Pasherienaset quell'immortalità' che aveva a lungo cercato.
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