Cattolica, mescolata alla terra di riporto proveniente da un cantiere edile, è stata scoperta una stele che ha poco in comune con le vicine stele di Novilara, ed è invece di produzione daunia. Istoriata su entrambre le facce, una delle quali è per il momento assai poco leggibile, appartiene, come dice Maria Luisa Nava, al "terzo periodo" delle stele daunie, la cui datazione si colloca intorno alla metà del VI secolo a.C. A chi scrive si devono l'identificazione e la segnalazione (insieme a Maria Lucia de Nicolò) alle competenti autorità del prezioso manufatto. In attesa della sua pubblicazione da parte del soprintendente Luigi Malnati e dell'ispettrice Monica Miari, possiamo solo dire che si tratta di un reperto di eccezionale rilevanza per la storia dell'Adriatico in età arcaica, che difficilmente gli studiosi si sarebbero aspettati di rinvenire in un'area tanto distante dal Gargano. Va sì inquadrato nella prospettiva dei flussi di ceramica daunia in alto Adriatico; ma, mentre la ceramica è merca di scambio esportata da mercanti, la nostra stele, se di provenienza locale, ci induce a ipotizzare la presenza di un insediamento preromano (dauno-umbro? dauno-piceno? dauno-etrusco?), forse da porre in connessione con le sopravvivenze di memorie cultuali greche attestate presso il limitrofo promontorio di Focara. Il defunto, a cui la nostra stele si riferisce, è probabilmente un navarca, di cui si dovranno studiare ruolo e status sociale. Lo suggerisce l'iconografia della faccia leggibile della stele. Una o forse due grandi imbarcazioni affiancate, con la larga vela quadra e almeno nove uomini di equipaggio: i cinque seduti a poppa sono rivolti verso prua e presentano curiosamente capelli irti, contrariamente agli altri tre, seduti a prua e rivolti verso poppa; un quadrupede dalle lunghe corna arcuate, probabilmente un personaggio mitico, compare alla base dell'albero maestro. Le linee di definizione dello scafo sono piuttosto confuse, ma risultano ben percepibili sia la prua che la poppa dell'imbarcazione. La conformazione di quest'ultima, merita particolare attenzione per i quattro denti sporgenti, fra i quali scorre la lunga barra di un governale con terminazione a forma di grande pagaia. Si tratta di un timone centrale sollevabile "a calumo", con struttura analoga a quelli moderni e riscontrabile anche nella rappresentazione della stele di Novilara con scena di naumachia. Possiamo aggiungere che l'iconografia del nostro monumento riveste particolare interesse per la sua rarità: fra le oltre 1500 stele daunie a oggi note, si conoscono infatti solo raffigurazioni navali.
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