È dal 1966 che il Museo archeologico di Firenze aspetta la rinascita di una delle sue parti più cospicue e importanti: il museo topografico. Prima del disastro dell´alluvione la sezione contava 52 sale in cui erano allestiti ed esposti i reperti provenienti dalle città dell´Etruria. Sono passati 42 anni e quella che era, ed è tuttora, la più grande raccolta di pezzi etruschi del mondo, giace in anonimi armadi metallici nei sotterranei che, paradossalmente, corrono sotto tutto il percorso del museo topografico e l´alto muro che costeggia via Laura. Nessuno sembra dolersene, né cittadini né istituzioni fiorentine, a parte gli archeologi che ne parlano con acuto risentimento.
La più grande e più completa raccolta di materiali etruschi da Luni fino all´alto Lazio, prima ancora della costituzione del Museo di Valle Giulia a Roma, è in gran parte custodita in circa 150 armadi che corrono lungo un unico spazio di 613 metri quadrati. Si tratta di migliaia e migliaia di pezzi, di materiali delle Collezioni medicee e lorenesi, accanto a reperti provenienti da vecchi scavi a Populonia, Vetulonia, Sovana, Volterra, Chiusi, che potrebbero allestire chissà quanti nuovi musei. Impossibile avere un conto preciso, spiega la direttrice del Museo Carlotta Cianferoni, «ma sono 250 mila i pezzi inventariati e identificati che toccano tutto il patrimonio del museo, dalle collezioni medicee e lorenesi, a cui si sono aggiunte donazioni e acquisizioni fatte dal primo direttore Luigi Adriano Milani dal 1883 in poi». A questi numeri, vanno poi vanno aggiunte le 100 mila monete e le 5 mila gemme e cammei del prezioso medagliere granducale.
Ebbene se si calcola che oltre 5 mila sono i reperti più importanti esposti al pubblico nei due piani del Museo archeologico - compresa la raccolta egizia, la più importante dopo quella di Torino - il conto dell´ingente patrimonio sommerso nei depositi è presto fatto. E non si tratta di cocci o frammenti ancora sporchi di terra da scavi recenti: per loro ci sono solo le cantine ed è lì che nelle cassette aspettano 5 mila pezzi. Colpisce la ricchezza, perfezione e cura con cui buccheri di grandi dimensioni, pàtere, urne cinerarie, vasi attici e greci a figure rosse e nere, corredi di tombe con piccole grandi ciotole votive, antefisse, bronzetti votivi, canopi e fibule, specchi sia ordinato negli armadi, mostrando cartellini e numeri di serie, appartenenze che solo gli archeologi sanno ricostruire con precisione d´epoca e stili.
Solo gli studiosi hanno fortuna di frequentare i depositi. «Ne arrivano a frotte - osserva la direttrice - tra il via vai di cassoni che portano in giro per il mondo i nostri materiali per allestire mostre. Abbiamo mandato materiali in Cina, Giappone, America Latina, Usa. In questo momento abbiamo 400 pezzi esposti a Madrid in una rassegna dedicata agli Etruschi. Una riserva incredibile per farci conoscere all´estero. Qui non abbiamo spazi, anche se non disperiamo di ampliarli. Anzi, stiamo preparando il progetto per recuperare i locali su via Capponi, aspettiamo da anni fondi ministeriali. Qualcosa è arrivato dai fondi del lotto, appena 1 milione mezzo di euro. E in questi giorni la questione è all´attenzione dell´Ente Cassa di Risparmio per altri finanziamenti».
Cenerentola dei musei fiorentini, con poco più di 50mila visitatori all´anno, in gran parte scolaresche, il Museo archeologico cerca nuova visibilità per strappare turisti alle code di Uffizi e Accademia. E per cancellare quella vecchia ferita del museo tipografico consegnato all´oblio, e attualmente in uso solo per mostre temporanee. Eppure gli spazi ci sono. Tre piani di locali, stanze e magazzini sul fronte di via Capponi: aspettano un restauro da più di 20 anni. Sono lì in abbandono, pieni di scaffali, vetri, vecchie vetrine, calcinacci e ponteggi. Carlotta Cianferoni ha un guizzo d´orgoglio: «Non dimentichiamo che l´enorme ricchezza del nostro territorio è ben rappresenta nelle sale del museo aperte al pubblico, dove sono esposti i pezzi più importanti delle collezioni storiche». Un tesoro sommerso, quello dei depositi, tra l´altro in costante crescita. Perché gli scavi nel territorio vanno avanti. Depositi di storia e di memoria che nel ´900 affollavano sale e vetrine di musei con vasi, statuette, pezzi tutti uguali, ossessivamente elencati. Oggi i criteri museografici sono cambiati. Si privilegia l´eccellenza, l´unicità di un reperto. E gli altri cento, magari simili, finiscono in cantina.
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