MARIANO (rb) I primi ritrovamenti risalgono alla fine del mese di giugno del 2003.
In quella occasione, essendo in corso dei lavori sulla Roggia Vecchia sempre nel tratto di via Segantini, tornarono alla luce ben quarantuno reperti, risalenti probabilmente a circa 2100 anni fa e 10 tombe a cremazione riconducibili all´epoca romana.
La vicenda prese avvio da una segnalazione anonima recapitata negli uffici milanesi della Sovrintendenza ai Beni Archeologici che ben presto portò a Mariano un team di esperti: a esaminare gli oggetti restituiti dalla Roggia Vecchia, infatti, arrivarono Paul Blockey, Chiara Nicoli, Lucia Ventura e la stessa Stefania Iorio che lavorarono in stretta collaborazione con il gruppo archeologico «Ulisse Buzzi». La scoperta, molto probabilmente, fu una conseguenza dei lavori di sistemazione del corso d´acqua che l´amministrazione comunale aveva intrapreso per ripristinare un ponticello ubicato nei pressi di un´azienda florovivaistica e pulire l´alveo: prima ancora si era intervenuti nel tratto terminale, verso via Luini, mediamente la formazione di nuovi argini. I lavori avevano fatto abbassare il letto del torrente di circa 80 centimetri restituendo così alla luce, e alla collettività, i reperti storici.
A Mariano non è la prima volta che il passato torna a bussa alle porte del presente: nel 1998 furono condotti degli scavi archeologici in via Tommaso Grossi, sempre con la collaborazione della Sovrintendenza e della Società Archeologica Comense. La zona, alla fine degli anni ´70, fu oggetto di scavo a seguito di lavori urbanistici effettuati lungo la via, con il conseguente rinvenimento di 130 tombe.
Nel 1997, con l´intervento edilizio avviato per recuperare l´ex area Trancia, si scoprì la presenza di cinque tombe, solo un anticipo delle complessive 50 che poi tornarono alla luce.
Negli ultimi 30 anni in città sono state scoperte oltre 200 tombe, risalenti a un periodo compreso tra il I e l´inizio del III secolo d.C., rivelando così la presenza, a Mariano Comense, di quella che al momento gli esperti considerano una delle più grandi necropoli romane a incinerazione della Lombardia.
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