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31 Gennaio 2008 ARCHEOLOGIA
La Provincia di Como
Roggia, alla ricerca delle tombe romane
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MARIANO - A caccia di reperti storici, per la precisione tombe risalenti all´epoca romana, databili tra il I e II secolo dopo Cristo. «Indiana Jones», in un certo senso, fa tappa in città per tentare di scoprire se lungo il corso della Roggia Vecchia che costeggia via Segantini, possano esserci – come già capitato cinque anni fa – testimonianze che riportino i marianesi indietro nel tempo, con un salto nel passato di circa duemila anni.

I lavori in corso per la messa in sicurezza idrogeologica del corso d´acqua che attraversa la città, con tanto di riqualificazione della via Segantini che verrà dotata di una pista ciclo-pedonale, potrebbero non limitarsi a un intervento di routine.

Lo dimostra la presenza di alcuni archeologi in città, impegnati a sorvegliare gli scavi che l´impresa Bergamelli sta conducendo in questi giorni sulle sponde della Roggia Vecchia.

«L´intervento è stato concordato diverso tempo fa tra il comune e la Soprintendenza Archeologica della Lombardia – conferma Stefania Iorio, direttrice scientifica degli scavi per conto della Soprintendenza ai Beni archeologici della Lombardia per la provincia di Como -, proprio perché in passato Mariano ha già restituito alla collettività reperti di questo tipo. Nel 2003 sono stati condotti altri scavi in un punto diverso della Roggia Vecchia e, in un periodo di particolare secca, sulle sponde sono emerse delle fosse contenenti vasi e ceramiche all´interno delle quali abbiamo ritrovato resti di cremazioni.

Ovviamente il loro stato di conservazione era molto precario, ma ci ha comunque indotto a pensare che proprio la Roggia tagli in due una necropoli sotterranea».

La Soprintendenza ha quindi dato incarico alla Sap, Società Archeologica con sede a Mantova, di controllare l´andamento degli scavi: «Due sono le ipotesi – prosegue Stefania Iorio -: che non si trovi nulla e quindi l´impresa proseguirà tranquillamente con la realizzazione delle opere programmate dal comune, o che invece occorra fermarsi perché il terreno ci restituirà qualcosa. Gli elementi di cui siamo in possesso ci dicono che le probabilità sono maggiori per questa seconda ipotesi».

Dovesse verificarsi questa circostanza, a quel punto sul cantiere interverrà la Sap: saranno gli archeologici a organizzare le operazioni per procedere con la rimozione dei reperti. «Quelli ritrovati alcuni anni fa – conclude Stefania Iorio – sono custoditi nei depositi della Sovrintendenza a Milano.

Sono ancora in fase di studio e quando questa sarà completata, valuteremo l´eventualità di trasferirli al museo civico di Como».

Un altro elemento caro alla memoria, più recente, dei marianesi, sono le macine, queste grandi pietre a forma di ruota forate al centro, utilizzate in passato per contenere le sponde del corso d´acqua e che verranno riutilizzate durante la sistemazione.

«L´amministrazione comunale è molto sensibile a questo intervento - ha commentato l´assessore all´ecologia, Amedeo Di Matteo -, tanto è vero che abbiamo pensato a un progetto che non intervenisse solo sulla messa in sicurezza del corso d´acqua, ma che puntasse anche a un recupero ambientale riutilizzando le macine. Per quanto riguarda l´eventuale ritrovamento dei reperti storici, se e quando questo avverrà ci atterremo alle indicazioni della Sovrintendenza e saremo ben lieti di rallentare i lavori per permettere ai marianesi di recuperare queste preziose testimonianze»