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6 Maggio 2007 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Iraklion. "In ima tartara": in mostra i reperti archeologici dell'Etna
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IRAKLION (Creta) Stupore ed emozione, oltre a un rafforzato sentimento di fratellanza figlio della riscoperta di antiche radici comuni, tra gli spettatori della mostra In ima tartara, inaugurata sabato 5 maggio, nell´ex basilica di San Marco di Iraklion, capoluogo dell´isola di Creta. Una mostra concepita per narrare, in un allestimento multimediale che mescola audiovisivi a reperti archeologici, natura e storia dell´Etna, il più grande complesso vulcanico d´Europa, attraverso le sue grotte di scorrimento. Il titolo deriva proprio da una definizione del vulcalonologo Mario Gemmellaro, che, fattosi calare in una di esse, la descrisse come "un profondo inferno".

L´Etna grande protagonista, dunque, spiegata ai cretesi come "grande madre effusiva e anima vibrante del Mediterraneo" attraverso anche miti e leggende raccontati su grandi pannelli. Numerosi, come ha sottolineato il soprintendente di Catania Gesualdo Campo, che ha inaugurato la manifestazione con l´arcivescovo Ireneos, il presidente della provincia signora Schinaraki e il sindaco della città Jannis Drositis, i punti di contatto tra le comunità cretesi e siciliane, sviluppatesi "sulle stesse linee di frontiera mediterranee: tra nord e sud, est e ovest, tra cristianità ortodossa e latina, tra civiltà anatoliche, nord africane ed europee".

Tra mito e storia, si può immaginare che i coloni di Creta, patria di quei Dattili Idei primi a lavorare il ferro, giunsero in Sicilia navigando dal mare Egeo all´ Ionio seguendo l´enorme pennacchio dell´Etna, il fumo prodotto da quei ciclopi che lavoravano nelle fucine di Efesto, all´interno dei grandiosi antri etnei.

"Il filo rosso di questa proposta culturale – ha spiegato Francesco Privitera, curatore scientifico della mostra insieme al prof. Vincenzo La Rosa, direttore del Centro di Archeologia Cretese dell´Università di Catania – è proprio la sacralità delle grotte che, da luogo di sepolture e riti nella preistoria, diventano frontiera dell´immaginario attraverso il mito. Ma la mostra è soprattutto archeologica e comprende 92 reperti preistorici etnei. Ma non solo: per mostrare i rapporti con il mondo ego sono esposti una tazza in bronzo e perline di una collana in pasta vitrea, di probabile produzione minoica recuperate nelle tombe della grotta Maccarrone".

Campo – che ha ricordato di parlare in rappresentanza dell´ assessore dei Beni culturali Lino Leanza e del dirigente generale del dipartimento regionale Romeo Palma – ha sottolineato come la mostra sia stata organizzata dalla Soprintendenza di Catania in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali greco e con il Centro di archeologia cretese dell´ateneo catanese, la Scuola archeologica italiana di Atene, il Parco dell´Etna e il Centro Speleologico etneo.

"Un grande sforzo comune – ha detto – premiato dall´interesse della gente che ha saputo leggere il grande messaggio di fratellanza tra popoli dalle comuni radici culturali contenuto in questa proposta".

Particolarmente apprezzati l´allestimento multimediale, dell´architetto Aurelio Cantone il filmato sull´Etna realizzato da Giovanni Tomarchio della Rai. La mostra, che è cofinanziata da Regione Sicilia, Assessorato dei Beni culturali, e Unione Europea, rimarrà aperta fino al 31 maggio.