Le magnifiche sculture di pietra della cultura classica maya (250-900 d.C.) hanno lungamente affascinato gli archeologi ed il grande pubblico.
Ma cosa rappresentavano per la società di quel tempo le scene riprodotte sui monumenti?
In un articolo che apparirà sull´edizione di ottobre della rivista Current Anthropology, Takeshi Inomata (Università dell´Arizona) sostiene che queste immagini mostrerebbero generalmente le cerimonie pubbliche di cui i regnanti si rendevano protagonisti, rivelando il ruolo prominente che il "teatro di stato" giocava nell'organizzazione politica maya.
Analizzando le plazas in cui sono collocati molti monumenti di pietra, Inomata suggerisce che la creazione di ampi luoghi di ritrovo fosse una preoccupazione cruciale nella pianificazione delle città maya. Gli spazi erano pensati per accogliere tutta, o una parte notevole, della popolazione dell'intero regno.
Indossando copricapo piumati e costumi elaborati, i re maya ballavano nelle grandi plazas davanti ad un vasto pubblico. Questi spettacoli di massa erano occasioni in cui la popolazione condivideva l'esperienza di partecipare a cerimonie rituali cariche di significati culturali ed officiate dai sovrani, spiega Inomata. Tuttavia, ciò significa inoltre che i sovrani erano esposti alla costante valutazione da parte dei sudditi.
"Gli eventi teatrali su larga scala conferivano realtà fisica ad una comunità e contribuivano a definire l´identità nazionale mediante atti ed oggetti simbolici" scrive Inomata.
"La centralità dei regnanti in questi eventi celebrativi comunitari suggerisce che l´identità di una Comunità maya ruotava attorno all´immagine del capo politico supremo. Le grandi riunioni inoltre davano all'elite occasione di imporre le loro ideologie e valori culturali al resto della società."
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