La Soprintendenza tace, per via del silenzio stampa imposto dal nuovo responsabile, Pietro Giovanni Guzzo, all´indomani del suo insediamento sulla poltrona che fu di Elena Lattanzi. Il Comune si guarda bene dal parlarne, e se qualcuno chiede chiarimenti nei corridoi del palazzo, la risposta è: "le solite quattro pietre...". In effetti si tratta di pietre, solo che non sono quattro, ma molto, molto di più.
Da qualche mese a questa parte, la costruzione del nuovo teatro sui resti del vecchio ospedale procede parallelemente ad una campagna di scavi in grande stile. I saggi preventivi della Soprintendenza archeologica della Calabria hanno portato alla luce consistenti tracce dell´abitato della vecchia Kroton. Ci sono resti murari dappertutto, sia sul lato che dà su via Poggioreale che su quello che si affaccia sulla villetta, tra l´ufficio postale e l´Istituto "Donegani". Le prime evidenze sono affiorate a luglio e da allora è stato un crescendo, tanto che si è resa necessaria l´apertura di un cantiere nel cantiere, dove ogni giorni gli operai della ditta impegnata nella costruzione del teatro lavorano gomito a gomito con il personale dell´ufficio scavi del Museo di Crotone.
I resti, niente di monumentale fino ad ora, abbracciano tutto il perimetro del vecchio ospedale. Attualmente si scava nelle stanze di quelle che sarà il foyer del teatro, ma anche nello spazio retrostante, dove sono ancora visibili gli archi del cortile interno del nosocomio, e presto i saggi si estenderanno alla stessa villetta che dovrà essere riqualificata in funzione del teatro. Non ci sono tracce di necropoli, che pure erano state rinvenute nei pressi dell´ufficio postale nel corso degli anni Ottanta, ma solo evidenze di abitazioni private, accanto a frammenti di ceramica di uso quotidiano. Siamo nel cuore di uno dei tre nuclei che caratterizzavano l´ordinamento urbanistico dell´antica Kroton; nello specifico, il primo, con orientamento Nord-Sud, che dalla collina del castello, dov´era plausibilmente collocata l´acropoli, scendeva, perpendicolare alla costa per garantire l´ordinato deflusso delle acque piovane e la facilità di comunicazione con il territorio circostante, verso il vecchio ospedale ed il fosso Pignataro.
La parte più consistente dei ritrovamenti risale al quarto secolo avanti Cristo, periodo di maggiore splendore della città, il resto ad epoche più recenti. Gli archeologi hanno ricostruito fino ad ora diversi strati. Sui resti magnogreci sono state rinvenute evidenze di epoca romana e su queste ultime tracce dell´abitato medievale databili intorno al tredicesimo/quattrodicesimo secolo, sul quale sono a loro volta innestati frammenti murari del diciottesimo secolo. Insomma, di tutto di più, e non è detto che andando a ritroso nel tempo, non possano venire alla luce sotto i resti magnogreci testimonianze risalenti al periodo della fondazione dell´antica Kroton.
Al Comune, anche se cercano di minimizzare, sono in fibrillazione. A giudicare dall´estensione degli scavi si tratterebbe, a prima vista, di bloccare completamente la costruzione del teatro. Ma non è così! L´obiettivo, infatti, è di salvare capra e cavoli, anche perché i ritrovamenti hanno perlopiù valore sotto il profilo scientifico, ai fini della ricostruzione del reticolo urbano della vecchia città. Per il resto, potranno anche cedere il passo, dopo gli opportuni studi, al nuovo teatro. Ma non tutti, perché qualche testimonianza dovrà convivere con la nuova struttura. A questo proposito, si pensa già a salvare i resti murari più evidenti rinvenuti nel foyer che, coperti con un pavimento trasparente, potrebbero rappresentare un valore aggiunto per lo stesso teatro. Un po´ come doveva avvenire per gli scavi nello stadio, con la differenza che questa volta, a differenza dell´Ezio Scida dove il problema venne risolto con una soluzione tampone (la tribunetta mobile destinata alle tifoserie ospiti), non ci sono soluzioni di mezzo: il teatro deve convivere con i resti archeologici, magari rispolverando il vecchio accordo di programma stipulato nel 1998 tra il sindaco dell´epoca, Pasquale Senatore, e l´allora soprintendente, Elena Lattanzi; accordo annunciato con grande clamore e squilli di trombe, ma poi riposto in un cassetto per fare posto alla voglia di cemento codificata nel nuovo Piano regolatore generale. La vicenda del nuovo teatro, sotto questo profilo, potrebbe essere un buon banco di prova per saggiare lo spessore culturale della giunta Vallone. Certo gli inizi non sono incoraggianti. Basterebbe solo la vicenda delle nuove targhe toponomastiche del centro storico per chiudere la parentesi cultura seduta stante ed accontentarci di quello che passa il convento. Ma la speranza è sempre l´ultima a morire... e chissà che l´avvocato Vallone non si renda conto, diversamente dai suoi predecessori, che la vera ricchezza di questa città sta sotto i nostri piedi ed il suo futuro nella capacità di fare convivere il vecchio con il nuovo.
Francesco Pedace
PS - Messaggio per il sindaco: incarichi qualcuno del suo nutrito staff di riportare alla luce l´accordo di programma "per la valorizzazione del patrimonio archeologico di Crotone e la realizzazione di opere pubbliche compatibili con la tutela del patrimonio storico-ambientale" stipulato tra il Comune e la Soprintendenza. Il documento, in tutto nove articoli preceduti da una lunga premessa, è stato firmato il 19 febbraio 1998. Quel giorno Senatore garantì che dal quel momento in poi avremmo camminato a braccetto con i nostri avi... Forse lei potrà promettere ai crotonesi (quelli che ragionano con la loro testa) qualcosa di meno impegnativo, ma più concreto.
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