Gli archeologi hanno dissotterrato la più grande figurina femminile neolitica mai trovata in Italia.
La statuetta di pietra risalente a 7, 000 anni or sono, scoperta durante gli scavi di un sito sepolcrale presso Parma, è alta oltre 20 centimetri e rappresenta una donna con viso ovale, una fessura per gli occhi, naso prominente e capelli lunghi. Le braccia sono piegate all'altezza dei gomiti, sporgenti perpendicolarmente all´esterno del corpo.
Anche se simili statuette sono relativamente comuni, è raro trovarne di tanto antiche in Europa, e di solito rappresentano la divinità della madre terra con pancia prominente a simboleggiare la fertilità.
Gli archeologi tendono invece a collegare questa figura femminile alla dea della morte e della rinascita, rappresentata solitamente come snella, con un grande naso aquilino e postura rigida.
Oltre a queste caratteristiche, la statuetta reca un piccolo triangolo simile ad un'incisione fra i seni. La metà inferiore del corpo è molto più grande, senza distinzione fra piedi e gambe.
La schiena è perfettamente verticale, il che ha portato gli esperti a ritenere che originariamente fosse stata intagliata per essere seduta su una specie di trono prodotto in un materiale che si è deteriorato durante i secoli, come il legno.
La figura è stata dissotterrata da una tomba che fa parte del grande sito sepolcrale neolitico di Vicofertile, una città circa 10 km a sud ovest di Parma.
La tomba, appartenuta ad una donna di mezza età, conteneva un certo numero di ciotole di terracotta oltre alla statuetta, che era stata collocata davanti alla testa del defunto, accanto al suo braccio di sinistra alzato.
Il sito sepolcrale si data ad un periodo della storia dell´Italia settentrionale conosciuto come "l'era delle ceramiche a bocca quadrata", fra il 5.000 ed il 4.300 a .C.
Né i contenitori della tomba né la statuetta sono stati cotti correttamente, a suggerire che gli articoli non fossero di uso quotidiano prima della sepoltura.
La statuetta si unisce ad una serie di figure femminili recuperate in tutta Europa, recanti i tratti embrionali del concetto di divinità.
Le prime di tali figure risalgono al IX millennio a.C. e sono state trovate in Medio Oriente. Da allora in avanti, si diffusero attraverso la zona che ora è la Turchia orientale e gradualmente attraverso il Mediterraneo, a Creta, le Cicladi, Malta e la Sardegna, prima di raggiungere il continente Europa.
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