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13 Aprile 2006 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Cittaducale frutto dell´invenzione del re di Napoli Carlo D´Angiò
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Cittaducale, 6300 abitanti, fu un´invenzione del re di Napoli Carlo d´Angiò. Questi infatti la fondò per omaggiare il figlio Roberto, duca di Calabria. Ma Cittaducale, oltre che per l´illustre genitore può essere ricordata anche grazie ad un´interessante peculiarità archeologica: la cosiddetta Iscrizione. Spieghiamo.

Nel 1872 l´avvocato Augusto Bonafaccia, durante una visita presso un altare marmoreo situato nei pressi della cittadina sabina, notò appunto un´iscrizione secondo cui un certo Tito Flavio Giuliano avrebbe posto lì l´altare in questione in onore dei Dodici Dei "Consentes".

Quindi il Bonafaccia pensò bene di prendere iscrizione e altare e portarli nel giardino di casa sua. Una volta scomparsi, questi preziosi sono stati rinvenuti non molto tempo fa dal Corpo Forestale dello Stato. Ma perché preziosi? Perché l´Iscrizione suddetta sembra essere l´unica a contenere la dicitura Duodecim Dii (Dodici Dei). E chi erano i Dodici Dei? Quelli che un po´ tutti conosciamo: Giove e Giunone, Nettuno e Minerva, Apollo e Diana... Derivati, insomma, dei culti greci.

Ma non è tutto. Pare infatti che questi famigerati Dodici fossero legati alle divinità etrusche che, crudeli e innominate erano capeggiate dal Dio Tinia, re del Cielo, massima entità divina per gli etruschi, appunto. Viene da chiedersi da ciò - e non c´è traccia che possa chiarire questo mistero - che tipo di eventi religiosi avessero luogo intorno al nostro altare.

C´è da ricordare che anche a Roma capitale, presso il Foro, è situato un Portico dedicato ai nostri Dei Consentes, che subì nei secoli varie ricostruzioni, tra cui ultima quella decisa dal prefetto Vezzio Agorio.