Due crani umani scoperti in Africa sono stati confermati come i più antichi campioni conosciuti della nostra specie.
I resti, trovati a Kibish, Etiopia, si stimano risalire a circa 195, 000 anni or sono, e risalgono al tempo in cui si crede siano apparsi i moderni umani.
I fossili, chiamati Omo I e Omo II, sono stati trovati nel 1967, ma gli esperti hanno inizialmente dissentito sulla loro età.
In un rapporto pubblicato ieri sulla rivista Nature, gli scienziati hanno dichiarato che i fossili sono della stessa età – e i più antichi reperti del genere umano – perfino se le fattezze di Omo I sono evidentemente più "moderne" di quelle del suo compagno.
Ian McDougall, dell´Università Nazionale Australiana, ed i suoi colleghi, hanno esaminato il tasso di decadimento degli isotopi instabili dell´elemento argon, nelle rocce del sito degli specimen. I fossili sono stati trovati sotto uno strato di roccia di ceneri vulcaniche compattate, risalenti a 196, 000 anni or sono, ma sotto uno strato datato a 104, 000 anni.
Il team ha concluso che la deposizione di ogni strato della formazione rocciosa fu probabilmente rapido e che i fossili erano prossimi a 196, 000 anni or sono. Il rapporto ha dichiarato: "Riteniamo che i fossili di ominide Omo I e Omo II possano essere datati con ragionevole certezza a 195, 000 anni - più o meno 5, 000 - rendendo Omo I e II, i più antichi fossili umani anatomicamente moderni scoperti fino al momento attuale."
In precedenza, i più antichi campioni erano stati trovati a Herto, Etiopia, e datati tra 154, 000 e 160, 000 anni.
In seno ad un'altra ricerca, gli scienziati sono prossimi a trovare una risposta ai problemi dell´invecchiamento. Ricercatori in California hanno dichiarato di avere isolato le molecole per la preservazione della giovinezza nel circolo sanguigno degli animali.
Hanno scoperto che quando i sistemi circolatori di topolini vecchi e giovani viene messo in comunicazione, il roditore più anziano aumenta la sua abilità a rigenerare il tessuto danneggiato. Per contrasto, il topolino più giovane mostra un decremento nella sua abilità di ringiovanimento.
I ricercatori, della Scuola di Medicina e del Centro Clinico per la Ricerca Geriatria della Stanford University, ha dichiarato che gli effetti sono dovuti a qualcosa nelle cellule nella circolazione sanguigna del topo più giovane, che attiva una particolare tipo di "cellule progenitrici" nell´animale più anziano. Ciò suggerisce che il rallentamento nell´abilità dell´animale di rinnovare le sue cellule – uno degli aspetti che definiscono l´invecchiamento – può essere invertito.
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