Fu usato inizialmente come blocco note per antichi pittori e quindi come parte dell´involucro di una mummia. Ora, il prezioso documento del I secolo a.C. che si ritiene contenga la prima cartografia dell´era greco-romana, andrà in esposizione a Torino.
Il papiro di Artemidoro svela un racconto di più di 2, 000 anni di arte e cultura. L´egittologo Alessandro Roccati dell´Università di Torino – non coinvolto nel progetto - ha dichiarato che il reperto è "straordinario" in quanto "conserva testimonianze antiche e dirette che aiutano a ricostruire la storia".
Le vicende del Papiro iniziano attorno alla metà del I secolo a.C., quando un copista di Alessandria d´Egitto iniziò a lavorare su un supporto bianco per copiare il secondo degli 11 libri del geografo greco Artemidoro di Efeso.
"Questo papiro ci restituisce la più antica mappa geografica del mondo classico e ci aiuta a scrivere nuove pagine di storia antica" ha dichiarato Claudio Gallazzi, professore di Papirologia dell´Università di Milano, che ha studiato il documento dagli anni ´90.
Durante la trascrizione, il copista lasciò spazio nel testo greco per inserire le mappe, ed in seguito lo portò allo studio di un pittore affinché fossero tracciate. Il pittore disegnò però solo una mappa parziale, e Artemidoro ritiene fosse la forma della penisola iberica.
"Il pittore deve aver tracciato la mappa sbagliata, e quando si è accorto, ha smesso di lavorare" ha dichiarato Gallazzi, che ha diretto inoltre i lavori di restauro del papiro. La mappa non ha nomi e sembra incompleta. Si intendeva riprodurre una mappa generica prima, invece di una specifica. Ma il papiro fu rovinato e non riutilizzabile.
Pochi anni più tardi, alcuni artisti cominciarono ad usare gli spazi bianchi del papiro di circa 10 piedi di lunghezza, per riprodurre bozze e tenere un catalogo dei disegni per i clienti, tra i quali animali reali come giraffe tigri e pellicani, e mitici, come il grifone, il serpente marino, o un cane alato. Gli stessi disegni erano usati anche come elenco di mosaici e affreschi che i pittori avrebbero potuto offrire ai loro clienti. Almeno due studiosi inoltre usarono il papiro per esercitarsi a disegnare teste, piedi e mani, fino a che non rimase più spazio.
"Dopo averlo usato per decenni come catalogo, il papiro fu in seguito venduto come carta straccia" ha spiegato Gallazzi, ma tornò ancora a galla nella Valle del Nilo, dove fu usato come rivestimento per una mummia, e seppellito per 1, 800 anni.
All´inizio del 1900, scavatori locali recuperarono e vendettero il rivestimento della mummia ad un collezionista egiziano che lo possedette per circa 50 anni. Dopo vari passaggi attraverso l´Europa, un collezionista tedesco lo acquistò, aprì il rivestimento e scoprì i frammenti di papiro.
Oggi il reperto appare strappato e mancante di molte parti. Ma ha ancora sorprese da svelare. "Ad un certo punto qualcuno lo ha bagnato. In corrispondenza delle parti di testo mancanti, l´inchiostro era impresso al contrario sull´altro lato" ha dichiarato Gallazzi. Per questa ragione, seppure parti del papiro sono andate perdute, i disegni delle stesse parti non lo sono.
Il papiro, che è stato acquistato da una fondazione per 3, 369, 850 $, sarà in esposizione al Palazzo di Bricherasio a Torino dall´8 febbraio per tre mesi.
Gli organizzatori hanno in programma di prestarlo ad altri musei in Europa e Stati Uniti prima di collocarlo al Museo Egizio di Torino.
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